A Different Man

Edward è affetto da neurofibromatosi di tipo 1, quindi vive con una grossa malformazione al viso. Diventa soggetto di studio per un nuovo farmaco e guarisce totalmente, tornando ad essere un uomo "normale". Eppure quando Oswald, anch’esso con la stessa malformazione, gli ruba la parte da protagonista in uno spettacolo teatrale, Edward si sente derubato della sua nuova vita.
Come ci viene proposto il tema del mostro in questo film?

Tu sei meglio di me
Infatti il problema non viene tanto da fuori, quanto da dentro il protagonista. All'inizio del film Edward è impacciato, timido, sempre in imbarazzo e fatica a farsi valere; viene addirittura paragonato a Woody Allen nei suoi vecchi film. Si considera un mostro e si tiene distante dalle persone, nonostante in molti non badano al suo volto. Che sia un collega attore o il portinaio, quasi nessuno critica il suo aspetto, evidenziando come Edward stesso abbia una bassa considerazione di sé.
In realtà anche noi spettatori crediamo che questo atteggiamento sia dovuto alla sua deformità, che lo ha allontanano dalla gente e non gli facilita i rapporti sociali, ma poi arriva la svolta. Un nuovo farmaco riesce a guarirlo completamente e lui diventa un uomo normale come ha sempre desiderato, arrivando ad assumere una nuova identità fingendo che Edward sia morto. Cambia nome, cambia lavoro, cambia amici. Si vede che la vita gli va davvero bene ora che è "normale" e per un po' è felice.
Riesce poi ad avere la parte da protagonista in uno spettacolo molto particolare: la sua ex vicina di casa Ingrid (convinta che Edward sia morto) ha scritto un'opera teatrale proprio su Edward, in cui si discute il tema del mostro. A quanto pare Ingrid teneva a Edward e forse ne era addirittura innamorata ed è rimasta scioccata dalla suo suicidio improvviso.
A Edward non interessa e non solo ottiene la parte, ma si fidanza pure con Ingrid, rientrando quindi nella sua vecchia vita con un volto nuovo.
Tutto cambia nuovamente quando conosce Oswald. Oswald soffre anche lui di neurofibromatosi di tipo 1, ma è socievole e fa davvero un sacco di attività. Canta, suona, recita, studia, ha amici, una ex moglie e una figlia. Insomma, nonostante il suo aspetto si gode la vita appieno. Si inserisce nel gruppo di amici di Edward e lentamente finisce per rubargli sia la parte nello spettacolo che la ragazza.
Qui la metafora è chiarissima: Oswald è la versione migliore di Edward, lo spettro di ciò che poteva essere invece di annichilirsi e rinunciare alla sua identità. Edward poteva godersi la vita, invece ha scelto di rifuggire da sé stesso e nascondersi dietro un nuovo nome e un nuovo volto.
Oswald esiste per rinfacciargli quello che si è perso.

Andare avanti per tornare indietro
Edward non affrontava mai nulla nella sua vita, preferiva mettersi in disparte e aspettare che il problema passasse da solo. Ne è un esempio la macchia sul soffitto del salotto: Edward aveva una macchia che gocciolava continuamente e che pian piano ha fatto marcire il legno e si è aperto un buco bello grosso. Pure il muratore gli ha rimproverato di aver atteso troppo a chiamare per la riparazione.
La nuova vita col volto "normale" ha dato ad Edward (e a noi) l'impressione che questo problema fosse risolto, ma non è andato mai via, è rimasto sopito in lui, in attesa di ritornare a galla.
Oswald ha creato la situazione perfetta per far riemergere il vecchio Edward, quello che non affronta nulla e che resta in disparte. Edward comincia a provare una forte invidia verso il suo rivale e, invece di elaborare questa cosa, si tiene tutto dentro mentre attende che il problema si risolva da solo.
Così facendo comincia a isolarsi, a essere antipatico verso la sua ragazza, a pedinare Oswald per scoprire eventuali scheletri nell'armadio; diventa un mostro, o meglio ritorna ad esserlo. Perché? Perché se consideriamo il mostro come colui che - volontariamente o meno - è sempre in mostra, sotto lo sguardo spesso giudicante della gente, allora Edward rientra appieno nella definizione: dapprima per via del suo volto, poi per via del suo comportamento e delle azioni sopracitate.
In questa storia il mostro è sempre stato Edward, non per l'aspetto (come lui pensava), ma per la sua natura. Si è auto escluso dalla società giustificato dal suo volto, quando Oswald invece gli ha dimostrato che sì, la deformità è un ostacolo notevole, ma una volta superato si apre un mondo di possibilità.
Edward si metteva involontariamente in mostra per via del suo carattere timido e poco socievole che attirava l'attenzione di chi provava pena per lui, poi ha cominciato a mettersi in mostra per via degli atteggiamenti negativi verso Oswald. È ritornato ad essere un mostro, o semplicemente non ha mai smesso di esserlo, dato che non ha mai cambiato sé stesso.
Per di più Edward si considerava un mostro e questo non faceva che affossarlo ancora e ancora. Sentendosi escluso dalla sua stessa vita per via di Oswald, ritorna a pensare di essere un mostro, ricominciando la spirale negativa di pensieri che lo portano ad essere veramente un mostro.
La frase finale che conclude il film è il sunto di tutto questo discorso. Edward guarda in camera, rivolto a noi, con un sorriso spento e rassegnato. Oswald, da fuori inquadratura, dice in battuta "Non sei affatto cambiato, vero Edward?"
Ecco quindi che nel finale ritroviamo lo stesso Edward di inizio film, impacciato, che non conlcude nulla e guarda in silenzio la vita degli altri proseguire.
Se continui a pensare di essere un mostro, lo resterai sempre.

È un film molto particolare, lo ammetto. La seconda parte cambia completamente tono e ritmo, discostandosi dal finale che tutti si aspettavano. Non è nemmeno un film spensierato da guardare di sfuggita. Nonostante questo, è una bellissima storia dalle mille interpretazioni.
La parte più bella è l'insieme delle scene teatrali, quando gli attori si esibiscono sul piccolo palcoscenico. In questi momenti, il film si prende il tempo per darci un messaggio, per parlare più direttamente delle deformità e di come noi (la società) dovremmo comportarci. Ci dice che è ovvio che siamo incuriositi e disgustati da ciò che è "fuori dall'ordinario", ma gli esseri umani sono empatici e sociali, quindi dobbiamo prevalere sull'istinto e mostrarci umani nei confronti di queste persone.
Valutazione:
8/10
Punti di forza:
- Una nuova interpretazione del "mostro" nella nostra società
- Ottima regia e ottimi attori
- I messaggi più diretti sono ben nascosti, non risultano quindi discorsoni freddi e moralisti
Punti deboli:
- La prima parte e la seconda discostano sia nel ritmo narrativo che nello stile, dando la sensazione di una fine frettolosa.
di Andrea Brevi