Affettiva-mente

06.05.2026

«Tout est fabriqué et tout est naturel chez l'homme, comme on

voudra dire, en ce sens qu'il n'est pas un mot, pas une conduite qui ne

doive quelque chose à l'être simplement biologique - et qui en même

temps ne se dérobe à la simplicité de la vie animale, ne détourne de

leur sens les conduites vitales, par une sorte d'échappement et par un

génie de l'équivoque qui pourrait servir à définir l'homme. »

Maurice MERLEAU-PONTY, Phénoménologie de la perception

Questa citazione serve da introduzione ad un'opera di David Le Breton, dal titolo « Les passions ordinaires. Anthropologie des émotions », tradotto Le passioni ordinarie. Antropologia delle emozioni. Le Breton è un antropologo francese che si è occupato molto delle emozioni e dell'affettività, analizzate da un punto di vista socio-antropologico. Nella citazione introduttiva, presa dall'opera « Fenomenologia della percezione » di Maurice Merleau-Ponty, si descrive l'essere umano un genio dell'equivoco, una non parola, un non animale, un essere all'interno del quale tutto è allo stesso tempo fabbricato e naturale, istintivo e riflessivo.

Questa definizione mi piace poiché si discosta da una visione sociologica dell'uomo pedina manovrato dal sistema sociale di cui fa parte e ridona così agency , vale a dire potere d'azione, all'essere umano in quanto tale. Le Breton va poi ancora più in là e dice che l'essere umano si definisce attraverso le sue emozioni, che non sono però semplici stati fisiologici interiori e spontanei, bensì espressioni culturalmente organizzate e ritualizzate che si manifestano attraverso il corpo e lo sguardo. Secondo Le Breton, ogni cultura modella il modo in cui le emozioni vengono percepite e mostrate, rendendole atti di comunicazione sociale, un'estensione del corpo nel mondo. Si attribuisce quindi una forte importanza non tanto alla parola, quanto agli sguardi ed ai gesti, che diventano la forma di comunicazione dei propri stati emotivi tra esseri umani.

Riflettendoci, mi sono resa conto che questo linguaggio muto, fatto di movimenti e di azioni, varia in modo visibile all'interno della sfera sociale a seconda del sistema culturale di riferimento. Questo causa spesso malintesi e deduzioni o supposizioni errate, basate su una culture che percepiscono e manifestano le emozioni in maniera diversa. Mi capita molto spesso di osservare questa dinamica durante i turni di volontariato che svolgo ad esempio alla mensa dei Frati Cappuccini oppure alle pensiline della stazione con l'associazione BroThers All. Ad esempio, il modo di mostrare gratitudine o felicità oppure al contrario di esprimere il proprio dissenso o la propria frustrazione cambia molto a seconda delle persone e della loro cultura : imparare i codici e le rappresentazioni culturali altrui è fondamentale per poter comprendere davvero il suo linguaggio emotivo.

Un esempio concreto è un ragazzo che chiamerò Abdi, di origine eritrea e sordomuto che frequentava spesso gli ambienti della stazione e della mensa. Abdi non capisce moltissimo l'italiano e non conosce la lingua dei segni, o per lo meno non la LIS. Si esprime a gesti ed a suoni ed è attentissimo agli sguardi e alle attenzioni che gli vengono rivolte, seppur per gli altri le sue intenzioni e volontà non siano molto chiare. L'unica persona in grado di capire precisamente cosa Abdi vuole dire è un altro ragazzo, che chiameremo M., originario della Somalia. M. non conosce la lingua dei segni parlata da A. , eppure riesce a leggere i suoi comportamenti in modo impeccabile ed a comunicare con lui attraverso gesti precisi e sguardi che A. coglie sempre al volo. La mia ipotesi è che i due si capiscano così bene malgrado le barriere linguistiche proprio grazie ad un linguaggio emotivo simile, dato dalla similitudine tra le culture dei due Paesi e la loro prossimità geografica.

Il linguaggio emotivo è quindi complesso, poiché si compone di elementi mutabili e quasi impercettibili che permettono però di leggere le azioni delle persone e interpretarle in modo corretto.