Consumarsi
Charlie è un padre single omosessuale ed obeso che sta per morire. Ha qualche giorno per riconquistare la fiducia della figlia.
Ho scelto di utilizzare il termine sexy nello scorso articolo proprio per evitare aggettivi come seducente, attraente, ecc., nonostante ciò che è sexy è di per sé attraente e seducente. La necessità di un termine come sexy era quella di trovare una parola che riuscisse a comunicare la rigidità e al contempo l'universalità di un modo di essere che si lega alla tonicità. Essenzialmente l'operazione sotterranea era quella di intendere 'sexy' come chi ha un corpo tonico, in altre parole, un bel culo.
Quest'operazione non poteva riuscire con l'aggettivo seducente poiché la seduzione è estremamente soggettiva, così come l'attrazione, l'eccitazione ecc... Sexy, invece, non essendo termine italiano, non comunica direttamente un'azione, come attraente-attrazione, e così risultava perfetto per comunicare la fissità e al contempo l'universalità della Forma. Sexy perciò non è un'aggettivo, ma un'immagine.
Ora andiamo al film,

Charlie è un mostro. È costantemente in mostra per via della sua obesità. In reazione a questo si nasconde, scompare dentro quattro mura nettamente tracciate dalle inquadrature in 4:3 che lo confinano e che lui quasi riempie.
Charlie è chiaramente di un'altra forma rispetto alla norma, lo è sempre stato? No, lo è divenuto. Come? Con dei gesti. E come abbiamo messo in luce negli scorsi articoli un ente può essere in mostra, il gesto può essere mostruoso.
I gesti che l'hanno reso mostro dipendono da un habitus di consumo che è strettamente legato alla forma Sexy. Sexy, non s'era ancora specificato, rimanda a sex: sesso; e ha perciò a che fare con quelle pulsioni che la psicanalisi ha definito libido. L'habitus di consumo che mostrizza Charlie è composto di gesti pulsionali mostruosi. Con habitus si intende "carattere-abitudine", perciò quando dico che l'habitus in questione è un gesto pulsionale intendo che è una meccanica ripetizione interiorizzata a livello caratteriale ed individuale di un gesto pulsionale.
La pulsione è caratterizzata da un movimento propulsivo che origina nell'impulso. La psicanalisi l'ha definita libido, ossia energia sessuale. La pulsione perciò sarebbe ciò che struttura la sessualità. In quanto tale, la psicanalisi l'ha concepita sempre dialetticamente a partire dalla meta. La meta sarebbe l'oggetto a cui la pulsione s'attaccherebbe, oggetto che è sempre fantasmatico, il che porta all'idea che la pulsione origini nell'assenza, nella mancanza e si diriga verso di essa nella forma del fantasma.
Questo costrutto linguistico è assolutamente arbitrario e, come sempre, tautologico. Ciò nonostante è la struttura che s'è data alla pulsione e quella entro cui a tutt'oggi imperversa.
Ora facciamo un passo indietro. Dicevamo: i gesti che mostrizzano Charlie sono quelli di un morboso consumo di cibo spazzatura.


Il junk food è strettamente legato alla Forma poiché si fonda interamente su un'immagine: empiricamente l'immagine del menù ma idealmente l'immagine che ciascuno di noi ha stampata in testa di una pizza, di un hamburger, delle patatine fritte. La Pizza, l'Hamburger, le Patatine fritte. Queste immagini ideali restano tali, ossia non esistono. Nella loro assenza, ossia nella loro presenza solo ideale, esse si costituiscono quale meta fantasmatica della pulsione consumistica che si rilancia di meta in meta rincorrendo l'assenza e strutturandosi sul consumo capitalista della merce.
La forma Sexy del junk food crea un bisogno che indirizza la pulsione e che trova nel consumo un temporaneo acquietamento. Ma l'economia capitalistica ci insegna che il bisogno non è mai esaurito, e che il consumatore può perciò essere irretito in una riproduzione meccanica di gesti consumatori che non riescono mai del tutto a consumare le pulsioni. E così Charlie, in veste di consumatore, sviluppa un habitus di consumo morboso che si compone di gesti mostruosi.
Perché mostruosi? Non di certo perché mostrizzanti. Con mostrizzanti intendiamo che costruiscono il mostro, con mostruosi che restituiscono allo sguardo la sensazione dello spavento caratteristico della cattiveria o del disagio intrinseco al grottesco. Gesti mostruosi, perciò, poiché le scene di delirio famelico in cui Charlie si affoga di cibo fino a soffocare, sono terrificanti, incutono timore e rigetto. La mostruosità di una così esplicita esposizione di una morbosa tendenza al consumo come quella di Charlie sta probabilmente nel carattere stesso del consumo come gesto che, al contrario di colmare il bisogno, consuma l'oggetto del rapporto. Charlie non cessa d'avere fame, ma distrugge letteralmente il cibo e dialetticamente sé stesso, spingendosi sempre più verso la morte per via di questo malsano modo-d'essere consumistico.
Charlie è al nostro sguardo un distruttore, di sé e dell'altro, poiché incastrato in una tautologia linguistica che indirizza le pulsioni alla merce e ve le vincola. Non soffermiamoci ora sulla natura della seguente domanda, ma poniamola lo stesso: è realmente la fame quello che Charlie cerca di saziare? e la conseguente: se questi gesti mostrizzanti non siano altro che gesti cicatrizzanti, volti a chiudere una ferita.
Ampliamo ora la portata di questo consumo dell'altro. Quando il gesto consumatorio diviene l'abitudine, quando è quindi interiorizzato, esso diviene il modo attraverso cui si è in relazione all'altro. Non è più solo un modo di nutrirsi o un modo di acquisto predatorio, ma anche un modo di relazionarsi con le altre persone e un modo di gestire la sessualità.
È chiaro che il modo di consumo è lampante nella masturbazione attraverso cui Charlie sfoga le sue necessità in una rapida eiaculazione abitudinaria. Ma quando questo modo-d'essere consumatorio, al di là di Charlie, si manifesta nel Si, ecco che si costruisce un immaginario sociale del sesso e della sessualità che si fonda sull'idea distruttiva del consumo dell'altro. Le persone e le attività, le cose, il tempo, tutto dev'essere utile, tutto dev'essere consumabile oppure eterno. Così si passa da una scopata fughina con qualsiasi persona che sia disponibile ad essere rimorchiata (anche se ubriaca e non consenziente, e torniamo nuovamente a Sexy), all'idea di una relazione di coppia assolutamente immaginifica, in cui i partner si appartengono e perlopiù per sempre. Questo porta quotidianamente a quel fenomeno che chiamiamo violenza di genere, specialmente nella forma di una violenza domestica.
Si passa perciò molto velocemente da un "si consuma" ad un "consumarsi" a vicenda. Da un modo d'essere del consumo al consumarsi gli uni con gli altri. Questo modo d'essere che è una modalità di movimento è quello di una gestualità mostruosa, ed è la norma nel grande Si della nostra società del tardo ipercapitalismo.