Get Out

Quando il corpo diventa una marionetta
Tra i molti orrori raccontati da Get Out, il più inquietante non è quello fisico, ma la progressiva espropriazione dell'identità. Jordan Peele costruisce un film in cui il corpo umano diventa una marionetta: un involucro da desiderare, occupare e utilizzare, mentre la coscienza del suo proprietario viene relegata ai margini, impotente.
Il simbolo più potente di questa idea è il Sunken Place, uno spazio mentale in cui Chris continua a esistere, vede e comprende ciò che accade, ma non può intervenire. È una condizione terrificante perché ribalta il concetto stesso di libertà: non si viene eliminati, bensì condannati a rimanere presenti, imprigionati nel ruolo di spettatori della propria vita. Il corpo continua a muoversi, a parlare e a vivere, ma è guidato da una volontà esterna. La marionetta di Get Out non è fatta di legno e non ha fili visibili; i fili sono il potere, la manipolazione psicologica e l'annullamento dell'autodeterminazione.

Il film suggerisce inoltre che il corpo possa essere ridotto a una mera funzione, a un oggetto da possedere per le sue qualità desiderabili. Chris non è più percepito come un individuo con una storia, emozioni e una propria identità, ma come un contenitore da appropriarsi, un mezzo attraverso cui altri possono realizzare i propri desideri. In questo processo avviene una vera e propria disumanizzazione: la persona viene frammentata e privata di ciò che la rende tale, cioè la capacità di decidere di sé.
Peele utilizza questo meccanismo horror per riflettere su forme di controllo e appropriazione che esistono anche nella realtà. La paura al centro di Get Out è universale: il timore di perdere il possesso di sé, di non poter più agire secondo la propria volontà e di vedere il proprio corpo trasformarsi in uno strumento nelle mani di qualcun altro. Il film mostra come la manipolazione più crudele non sia quella che distrugge il corpo, ma quella che separa l'identità dalla possibilità di agire, lasciando la coscienza viva ma completamente impotente.

Non solo, questo meccanismo di appropriazione del corpo altrui è rivolto esclusivamente verso gli afro-americani, a simboleggiare come per l'alta borghesia bianca solo i corpi dei neri abbiano un'utilità, mentre il loro "contenuto" è dispensabile. Un ritorno/arrivo, se vogliamo, a una nuova forma di schiavitù, dove il nero diventa vittima e passivo spettatore della sua propria vita, asservita ai desideri dei padroni bianchi.
Ancora una volta Peele ci offre infiniti spunti su cui riflettere calati attivamente nella modernità, e il tema della "marionetta" non è da meno, se ci guardiamo bene attorno, siamo tutti manovrati da qualcuno o qualcosa, dovremmo forse strizzare un po' di più gli occhi, trovare i fili che ci tengono legati e tagliarli.
di Rebecca