Girl (2018)

06.04.2026

"Girl"(2018) di Lukas Dhont racconta l'intensa storia di Lara, una ragazza adolescente che lotta per riconoscersi nel proprio corpo e realizzare il sogno di diventare ballerina professionista.

La protagonista, interpretata da Victor Polster, è una ragazza nel pieno dell'adolescenza che coltiva un sogno intimo e profondo: riuscire a riconoscersi, far risuonare la sua anima anche attraverso il proprio corpo, il quale rappresenta un grande ostacolo: non vibra all'unisono con lei, il suo corpo maschile, come la sua origine biologica.
Quel corpo non le appartiene e per ritrovare se stessa deve affrontare una scelta difficile ma necessaria: iniziare una terapia ormonale e progettare una futura operazione di transizione.

In apparenza, Lara sembra quasi invincibile: determinata, coraggiosa, pronta a sfidare un percorso complesso e impegnativo, soprattutto per la sua giovane età.
Ma quella forza è solo parziale.
Dietro il suo sorriso e la sua compostezza, il padre, interpretato da Arieh Worthalter, percepisce subito un disagio più profondo, un'inquietudine che Lara fatica a esprimere.
Grazie alla vicinanza paterna, la protagonista riesce poco a poco ad aprirsi, ma continua a mascherare gran parte della sua sofferenza.
Vivere dovendosi nascondere significa soffrire, e questo è ciò che lei fa ogni giorno con il proprio corpo.
La sua grande passione è la danza classica, eppure la relazione con il corpo la costringe a nascondersi: sotto i vestiti, dietro i movimenti, nelle sale di prova e anche nella vita quotidiana.
Quel corpo rappresenta una gabbia che limita non solo il rapporto con la propria intimità, ma anche la possibilità di condividerla con qualcun altro.
La sua realtà è in bilico tra il nascondersi e il sopportare: nascondere la frustrazione, la rabbia, il dolore fisico legato alla danza e sopportare il peso di un'identità che ancora non riesce ad esprimersi pienamente.
Più Lara cerca la perfezione del gesto, più sente l'imperfezione del corpo che abita.
La vita di Lara ruota intorno a queste tensioni silenziose, mentre sul volto indossa un sorriso che non sempre racconta la verità.
Quello che non va bene, ciò che ferisce, è proprio ciò che non si vede: potrebbe essere questa la frase che più la rappresenta.
Il dolore di Lara non esplode mai: scivola silenzioso nei movimenti, nelle smorfie trattenute, nei corpi che si piegano e resistono.

Questo sottile velo, questo vuoto che attraversa lo sguardo di Lara, è catturato in modo impeccabile dal regista Lukas Dhont.
Il suo tratto, sensibile e profondo, composto da primissimi piani accompagnati spesso dal silenzio, il quale racconta meglio di moltissime parole.
Dhont riesce ad abbattere la quarta parete e a raggiungere direttamente l'anima dello spettatore, permettendogli di sfiorare, quasi toccare, la sofferenza della protagonista.
La regia mette lo spettatore 'dentro' il corpo di Lara, costringendolo a percepirne il peso, la fatica, la sofferenza, mostrando anche i momenti di intimità con il proprio corpo, la sua volontà di nasconderlo, la sua frustrazione nel vedersi come non vorrebbe.
In Girl il corpo è il protagonista invisibile della storia, nonostante sia al centro di ogni conflitto, Dhont sceglie di raccontarlo più attraverso ciò che Lara nasconde che attraverso ciò che mostra.
La macchina da presa indugia su dettagli minimi: un respiro trattenuto, un gesto di fasciatura, lo sfiorarsi delle mani.
Lascia che sia lo spettatore a percepire il peso di quel corpo che Lara vorrebbe cancellare.
È un corpo che non vuole essere guardato e, proprio per questo, diventa impossibile non sentirlo.

In questo equilibrio sottile tra assenza e presenza, il regista ci permette di avvicinarci alla sofferenza di Lara senza mai violarla.