Il gobbo di Notre Dame

10.11.2025

"Ma ecco un quesito:
Scoprite chi è il vero mostro a Notre Dame,
Chi è brutto dentro o chi è brutto a veder?

Ma chi è, chi è,
Chi è, chi è, chi è,
Chi è, chi è, chi è il mostro a Notre Dame."

Una storia che tutti conosciamo, quella del misterioso campanaro di Notredame, nato deforme e nascosto tra le alte torri della cattedrale parigina. Una storia più complessa di quello che uno si aspetterebbe da un semplice film per bambini. Un messaggio politico, prima che morale, un personaggio destinato a perdere fin dall'inizio, che si rialza nonostante le sconfitte, una storia di rivalsa e di dignità.

Ad interessarci oggi è l'approccio sociale al "corpo mostruoso": Quasimodo, figlio di zingari, viene cresciuto tra le alte mura della cattedrale francese dall'intransigente Frollo, uomo dalle rigide convinzioni e da un ancora più rigido timore divino, convinto di essere al servizio di Dio e di Parigi, si è posto come missione quella di sradicare il germe gitano dalla città. Ai suoi occhi Quasimodo, non solo è un mostro per il suo aspetto deforme, ma per le sue stesse origini che lo rendono impuro, Frollo però è costretto a prendersene cura per un mal riposto senso di colpa cristiano, così cerca di insegnargli la sua malata visione del mondo negandogli perfino la libertà di uscire dalla Cattedrale.

Lo spirito di Quasimodo però, oltre a mostrare un'innata gentilezza verso tutte le creature, brama la libertà, così sceglie di disobbedire al suo "padrone" e il giorno dei folli si butta tra la folla. Si muove in un limbo di paura ed eccitazione, sperando di non essere scoperto, perché i mostri piacciono solo quando non sono reali. E in breve tempo il divertimento si tramuta in vergogna, una volta "smascherato", da re della festa Quasimodo si trasforma in fenomeno da baraccone, niente di più di una bestia da schernire.

In sua difesa si erge Esmeralda, una zingara, colei che dovrebbe essere la feccia della società è l'unica a mostrare un po' di umanità e a vedere Quasimodo per quello che è: un ragazzo solo e abbandonato.

Allontaniamoci un attimo dal film, storicamente si è sempre associata la bruttezza alla malvagità, e con l'avvento del Cristianesimo dei particolari tratti fisici venivano ricondotti al demonio (es. capelli rossi), esiste di fatto un pregiudizio culturale innato che collega l'esteriorità negativa ad un'interiorità corrotta, come se il corpo fosse specchio dell'anima e un corpo deforme rivelasse qualcosa di marcio dentro. Ovviamente, nessuna di queste convinzioni ha basi reali, ma è interessante pensare che il nostro inconscio associ anima e corpo come riflesso l'uno dell'altra, ovviamente questo discorso ha subito un processo di smantellamento potente specialmente negli ultimi anni con l'avvento del "politically correct" e ci si è spostati da un estremo all'altro in questo nuovo spettro di uguaglianza a tutti i costi.

Per tornare al film, Quasimodo è di fatto vittima di sé stesso, finché le parole di Frollo e della gente risuonano nella sua testa come un comandamento, il suo corpo avrà sempre la meglio sul suo spirito, e solo nel momento in cui accetta la sfida, quella di vivere per sé stesso e non per gli altri, Quasimodo si erge e si libera dalle sue stesse catene, e si rivela per quello che è: un giovane uomo coraggioso e sincero.

La sua bontà risplende nei cieli di Parigi e le coperte fatte di paura e giudizio che ha portato per anni gli scivolano di dosso rivelando che sotto tutta quella carne non c'è un mostro, ma solo un uomo.

E non è forse questa la storia di tutti noi?


di Rebecca