Le grotesque

09.01.2026

La famosa Elizabeth Sparkle viene licenziata dal suo programma televisivo per via dell'età. Si sa che "dopo i cinquanta non c'è più...". Dovrà trovare un'alternativa per continuare ad essere giovane, bella e famosa.

Trailer ufficiale

C'è un mostro in THE SUBSTANCE, un mostro che origina, come in Frankenstein, da una distanza. Una distanza che si interpone tra Elizabeth e Sue, una distanza che si dà nella scissione iniziale ed iniziatica del tuorlo.

Ed il mostro è ontologicamente in mostra come sappiamo, e, nel suo essere di un'altra forma rispetto alla norma, risulta spaventoso. L'atto finale lo mette crudamente in luce.
     Ma vorrei concentrarmi su Elizabeth, una donna di mezz'età che, come sembra suggerire il produttore del programma, Harvey, perde ontologicamente la bellezza.

Si sa che dopo i cinquanta non c'è più...

Harvey circumnaviga il punto ma quello che sta sottintendendo è che ontologicamente una donna durante il suo invecchiare muta per via dei cambiamenti ontici della propria persona. In altre parole, l'invecchiamento sciupa il corpo (ontico) e modifica perciò qualcosa che è il suo essere (ontologico). Cosa sia questo statuto ontologico (modo di essere) del femminile che muta, lo possiamo cogliere attraverso i cambiamenti ontici a cui il corpo femminile va incontro lungo la traiettoria temporale che punta verso la morte.
     Elizabeth viene licenziata perché non è più sexy, tonica e (quindi) giovane. Troverà un modo per tornare ad esserlo, e qui si instaura la cesura che segna la lontananza che (de)genera il mostro. Queste tre caratteristiche ontiche vengono turbate dall'invecchiamento che traforma la giovinezza lentamente in vecchiaia, la tonicità in flaccidità e segna la scomparsa della firma capitalistica della sexyness.
     Soffermiamoci un secondo su queste tre caratteristiche dissolventesi. Cosa comportano ontologicamente queste tre caratteristiche che non sono condizione vincolante l'essere femminile, non sono perciò caratteristiche universali della donna. Comportano che l'essere femminile giovane, tonico e sexy sia costantemente in mostra rispetto alla totalità del femminile che nonostante sia giovane, se non è tonico, non è sexy. Quel qualcosa che non c'è più è l'essere sexy, dato dalla tonicità della giovinezza. L'essere sexy è un modo di essere-in-mostra che impedisce alla donna di celarsi allo sguardo altrui.
     L'essere in mostra del corpo sexy non è, come per il mostro, un non-poter-essere nel modo del Si. Non possiamo parlare di un Si della donna come donna nonsexy, anzi al contrario, un'insieme di complesse articolazioni storico-sociali (che non approfondiamo) hanno predisposto la nostra società come società della sexyness, perciò, il modo di essere impersonale del Si è esteticamente quello della tonicità. Il perché è da cercare nel capitalismo. La conferma di questo Si estetico sexy si da nei social network.

E il feed, i reel con gli squat,
Whatsapp alle tre di notte.

Se il femminile sexy è il modo d'essere di questo Si, allora ci troviamo in un'impasse particolare, poiché il modo d'essere del Si è quello dell'essere-in-mostra. Quello perciò che rendeva impossibile al mostro l'immedesimazione nel Si. La differenza è tutta nel rapporto con la Forma. Il mostro è di un'altra forma ed è perciò detto deforme. La donna sexy è talmente affine alla Forma da essere la Norma.

Le implicazioni a questo punto sono moltissime ed importantissime, e ci riportano in un qualche modo al primo articolo di B ( o ) D Y, Sexy. Ma restiamo sulla nostra questione.
     In THE SUBSTANCE non è il mostro ad essere mostruoso, ma il corpo in sé, o meglio, l'utilizzo del corpo che il film ci mostra. Sue si alterna di settimana in settimana con Elizabeth, clone e matrice, sexy e nonsexy. Sue lavora in un programma che prende il suo essere-in-mostra e lo porta al massimo grado d'esponibilità attraverso il filtro microdettagliato dell'obbiettivo fotografico. Il corpo esposto, terribilmente mostrato fin nelle sue giunture più nascoste è ciò che provoca l'effetto grottesco, e per tanto, mostruoso, di questo body-horror degno del proprio nome.

Il mostruoso qui non è più legato all'essere ontologicamente in mostra del mostro e della donna sexy, ma ad un gesto, un gesto mostruoso che non è quello del mostro che è di per sé mostrato, ma quello dell'osservatore che guardando mostra.
     Ma non tutti gli sguardi mostrano? Io direi di no, alcuni sguardi osservano, altri interpretano, la maggior parte semplicemente guarda. E quali sono allora gli sguardi che mostrano?

È chiaro che lo sguardo non è semplicemente il guardare. Lo sguardo coinvolge tutto il volto, se non tutto il corpo, in una mimica facciale che è espressione dello sguardo stesso. È chiaro perciò che uno sguardo che mostra è uno sguardo che attraverso la sua gestualità mette in mostra l'oggetto guardato. È un gesto perciò che ne moltiplica l'esponibilità mettendo in mostra, per tornare al nostro caso, ciò che già di per sé è in mostra.
     Questo sguardo mostrante è un gesto mostruoso poiché si carica di una teatralità, un mettersi in mostra, che attira e proietta lo sguardo verso un soggetto altro che viene così esposto allo sguardo chiamato ed incanalato da un altro soggetto. Questo gesto pone il soggetto guardato in evidenza solo come soggetto in-mostra, ne mostra perciò soltanto il suo essere in-mostra, il suo essere mostro. Non ciò che è, o una qualche caratteristica specifica, ma semplicemente il suo essere-mostrantesi, sia esso una deformità o una Forma.
     Torniamo perciò realmente a Sexy nel dire che una violazione è (anche) laddove un soggetto guardante porta l'attenzione pubblica verso un soggetto guardato in quanto mostrato.

Non è più perciò il mostro ad essere mostruoso, non la donna sexy, ma il gesto di uno sguardo che mette in mostra ciò che essendo costantemente mostrato sembrerebbe normale mostrare.
     Un gesto mostrante è sempre mostruoso?
     Forse. Di certo lo è un gesto come quello di Harvey che nel bel mezzo di una conversazione, in un ristorante, mentre mangia, non perde l'occasione di infilare lo sguardo sotto la gonna vertiginosamente corta della cameriera. E di certo lo è lo sguarda televisivo del programma "Pump It Up" e perciò dei registi, dei tecnici ecc..., ma lo è anche il mio che non si è fatto problemi nel riportare certe inquadrature violanti il corpo non tanto di Sue quanto di Margaret Qualley? Di certo il mio gesto riproduce un gesto mostruoso e violento, è anche il mio gesto un gesto mostruoso e violento? Probabilmente sì, bisogna però complicare la definizione di violenza attraverso lo schema che avevo proposto in Violenza¹.
     Sì, il mio gesto è mostruoso perché mette in mostra ciò che ci si aspetta sia normale che sia in mostra; e sì è violento, ma non allo stesso modo di come lo erano i gesti che mi hanno preceduto. Il mio gesto violento quantomeno è un gesto costruttivo.
     Chiedo scusa per aver mostrato, l'ho ritenuto essenziale.



¹ Ruben Carminati, Violenza, in «Punto e Linea: corpi in movimento», 10 dicembre 2024.