L'Isola dei Cani

04.05.2026

Wes Anderson torna all'animazione stop motion con questo film del 2018 che parla di cani, ragazzi, politici, rivoltosi, amore, obbedienza, libertà... ok, tanta carne al fuoco, facciamo un passo alla volta.


Di cosa parla il film?

Un'epidemia di febbre canina ha contagiato tutti i cani della città e, prima che la malattia possa infettare l'essere umano, ogni cane - domestico o randagio che sia - deve essere portato in quarantena sull'isola dei rifiuti. Il protagonista, il giovane Atari Kobayashi, raggiunge furtivamente l'isola per riportare a casa il suo cane, Spots. Lo zio di Atari, sindaco della città e promotore della campagna politica anti-cane, rivuole a casa il nipote sano e salvo, ma sembra più preoccupato a nascondere la verità dietro l'eliminazione dei fedeli amici a quattro zampe.
Sarà l'affetto di Atari per il suo cane a smascherare lo schema nascosto dietro la politica della città.

Dopo questa breve sinossi mi chiedo: perchè la stop motion? Risposta breve: non lo so. Penso però che rappresenta al meglio la sensazione di essere pupazzi controllati da qualcuno.
I cani protagonisti del film sono convinti che devono obbedire al padrone per essere completi, non riescono a vedersi in altro modo all'infuori di una macchina che esegue degli ordini. Sono controllati dagli umani.
Gli abitanti della città sono manipolati dalla propaganda anti-cane e finiscono per essere delle marionette nelle mani dei politici corrotti.
Anche il sindaco, affarista che pensa solo a se stesso, finisce per essere controllato dalle persone con cui ha stretto affari loschi.

La situazione nella sua totalità ci parla di un mondo controllato, dove ogni movimento è tracciato e monitorato. In effetti in ogni film, in ogni fumetto, in ogni libro, in ogni storia i personaggi sono controllati: l'autore sceglie tutte le loro mosse, tutti i loro pensieri e tutte le loro parole; in una storia, i personaggi sono solo marionette.
Nella vita non è così, siamo liberi di fare ciò che vogliamo. . . o almeno credo.

Tralasciando la fede in Dio, dato che ognuno può credere o no ad un piano prestabilito, nel quotidiano dobbiamo sempre fare delle scelte e questo ci dà la sensazione di essere liberi: poter decidere se andare a destra o sinistra mi fa credere di avere il libero arbitrio, non mi fermo però a questionare il perché della scelta che faccio.

Perché decido di andare a destra? Perché accetto l'invito a cena di un amico? Perché decido di non fidarmi di qualcuno? Sono tutte domande che non ci poniamo molto spesso, ma che ci fanno capire come molte volte siamo condizionati nelle scelte che facciamo e, di conseguenza, siamo come marionette. I rapporti sociali, la politica, la scuola, la famiglia, il proprio paese, lo status sociale, ciò che vedo e sento ogni giorno, tutto mi condiziona pian piano e mi plasma, rendendomi ciò che sono. In fondo dunque sono anch'io una marionetta, controllata da un insieme intricato di fili connessi a vari aspetti della mia vita.

Dunque quando non siamo marionette? Il film ci dice "quando ascoltiamo il nostro cuore". Sembra una frase trita e ritrita, ma nella sua banalità è vera. Nei momenti in cui ascoltiamo ciò che abbiamo dentro, il nostro io interiore, quello che abbiamo dentro, ecco, in quei momenti ci sleghiamo da tutti quegli intricati fili che ci controllano e siamo liberi, di fare e di provare ciò che vogliamo.
Effettivamente, ripensandoci, nei momenti di vera libertà mi sento leggero, senza niente che mi opprime, proprio come quando tolgo dei vestiti troppo stretti o, appunto, quando mi slego da dei fili avvinghiati tutt'intorno.

Nel film di Wes Anderson, è il sentimento puro d'affetto del ragazzino per il suo cane a smuovere la situazione e a portare a galla tutta la trama politica di fondo. È proprio ascoltando il suo cuore che il protagonista riesce a differenziarsi da tutti gli altri abitanti della città, condizionati e manipolati dalle pompose convincenti parole del sindaco. Anche il cane protagonista Chief segue la sua natura di cane randagio, non condizionato da nulla, e prova ad avvicinarsi al ragazzo con sincera curiosità e vero affetto. Distinguendosi dagli altri cani, riesce ad essere libero di fare ciò che vuole, non seguendo un sentiero già impostato.

Il film tratta di molto altro, dall'ambiente alla politica manipolatrice, dall'amore all'affarismo, ma per ora mi concetro solo su un aspetto. In fondo, c'è già tanto su cui riflettere.


Se vi piacciono i film di Wes Anderson, dovete recuperare "L'isola dei Cani", una pellicola a metà strada tra un anime giapponese e un film Andersoniano.