L'omicidio nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

20.02.2026

Questo articolo è una rielaborazione della presentazione L'omicidio nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, sviluppata dalla lettura di Teoria del drone. Principi filosofici del diritto di uccidere, di Grégor Chamayou; creata e presentata da Ruben Carminati e Giovanni Anselmi Tamburini durante il corso Estetiche della contemporaneità 2024-2025 presso l'Università degli Studi di Bergamo.


Ipocondria.
Pulito e paranoia

di Ruben


Con l'avvento dei droni le logiche e i paradigmi di guerra sono mutati rapidamente e in una maniera sconcertante. Il massacro palestinese è stato, è, e sarà ancora all'infinito un terreno sperimentale sul quale testare, esercitare, sbagliare ed imparare per spingere lo sviluppo delle tecnologie militari e delle strategie di propaganda sempre oltre.


fig. 1
fig. 1


Il cambiamento principale, che segna un completo divergere dalla logica della guerra, è la distanza.
     Prima vedevamo su un campo di battaglia a un esercito 1 e un esercito 2. L'avvento del drone stacca l'esercito 2 dal campo a e si sposta nel cielo che rinominiamo a' assumendo così una posizione di forte vantaggio data dall'altezza. Ma il soggetto 2 non è più un esercito, non è più composto da umani: il fragile uomo viene sostituito dalla macchina, mentre l'uomo si disloca e riposiziona in un terreno di pace che chiameremo b.
     Perciò sul campo a si fa la guerra, ma uno dei due eserciti è al sicuro nel campo b, rilasciando bombe su vite umane lontane migliaia di chilometri.
Un esercito non può morire, l'altro cerca di non farlo. 

Dalla guerra...

fig. 2
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fig. 3
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...alla caccia


Nella fig. 4 è rappresentato un gruppo di kamikaze.
    «"Kamikaze" è una parola giapponese che significa "vento divino" (神風). [...] Successivamente, il termine è stato utilizzato per indicare i piloti giapponesi che, durante la Seconda Guerra Mondiale, effettuavano attacchi suicidi contro le navi americane» (da Ai Overview). Una logica del sacrificio che abbiamo ritenuto e riterremmo tutt'ora barbara.
     Quello che il drone sta a significare è una superiorità morale dell'occidente (ora i droni sono diffusi in tutto il mondo ma i pionieri di quest'arte della guerra sono stati US e Israele). Uccidere con le proprie mani NO, uccidere con una macchina Sì.
     I kamikaze in questo contesto rappresentano un ideale, quello della morte valorosa, eroica, un'etica della morte. Sull'ideale dell'eroe anche l'occidente ha lucrato parecchio, è la base fondante del concetto di "uomo". Basti pensare ad Achille, Ercole, Alessandro Magno, e dopo di lui tutti: Cesare, Napoleone, Rocky, ecc... Ma cosa succede se togli l'uomo dalla guerra? Se lo levi dal campo di battaglia e gli interdici la possibilità di essere un eroe?

fig. 4
fig. 4


Il nome tecnico ufficiale per i comuni "droni" è UAV, per quelli armati UCAV: "unmanned combat air vehicle". è quel 'unmanned' ad incuriosire:
     man, "uomo" + ed, la resa verbale del sostantivo: manned, traducibile con "omizzato", meglio ancora "reso uomo"; il tutto anticipato dal prefisso un che indica la negazione, il ribaltamento del significato nell'opposto. Perciò, unmanned, "de-ominizzato", meglio ancora de-virilizzato, privato dell'uomo, privato della mascolinità.
     Sì, il drone è un veicolo da guerra privato della presenza umana, ma l'uomo privato della guerra cos'é? Non è anch'esso un unmanned? Un uomo privato della particella vir, radice di vir-tù, di vir-ilità, radice etimologica greca della parola uomo?

fig. 5
fig. 5
fig. 6
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Uccidere con un drone significa uccidere senza sporcarsi le mani, in tutti i sensi, ma sopratutto nel senso letterale. Quella dell'Occidente è un'etica del pulito, è una postura germofobica e ipocondriaca dove tutto ciò che è altro da sé è sporco, perciò potenzialmente ad alta carica batterica, si deduce, da sanificare. Non a caso le guerre cessano di essere tali e divengono un'ipertrofia della caccia che assomiglia sempre più ad operazioni di pulizia: ora le grandi potenze non fanno più la guerra, eliminano i target, rimuovono gli ostacoli, puliscono lo sporco, e lo fanno senza dover perdere soldati, da una poltrona con l'aria condizionata.

     Questa postura tossica e degenere sembra originare da una logica dell'autoconservazione: "i nostri non possono morire" che deriva strettamente dalla logica dell'immortalità.
     L'oggetto immortale per eccellenza è la plastica di cui io individuo un exemplum interessante nella Barbie, simbolo dell'esigenza sociale di una donna perfetta, sfaccettata nelle possibilità di funzione ma identica nell'aspetto: sexy, tonica, giovane, sorridente. Il terrore della morte è strettamente legato alla paura di invecchiare che nelle donne occidentali è divenuto un carattere generale; e questa paura è tutto tranne che irrazionale, nel momento in cui invecchiano, le donne smettono di essere giovani, belle, toniche e sorridenti, perciò cessano di avere una funzione sociale, o meglio un riconoscimento sociale. Da qui si articola la ricerca dell'infinito, dell'immortalità: la plastica.
     Interventi, punture, trucco, capelli, unghie, vestiti; tutte pratiche sociali dirette ad un solo obiettivo: rendere la donna sexy, tonica, giovane e sorridente. Immortale, come un icona: la Barbie.
     L'Occidente è ossessionato dalla plastica, dalla ricerca della perfezione e dell'immortalità. Rifugge la morte, le malattie, lo sporco. Cerca la bellezza, la bellezza eterna: la plastica, il silicio, i pixel.


Killers da poltrona?

fig. 7
fig. 7

Oppure eroi da poltrona?

fig. 8
fig. 8
Nelle nevrosi da guerra […] ciò che si teme è a ben vedere un nemico interno.

SIGMUND FREUD¹

fig. 9
fig. 9

Osservando lo "spettro dell'aggressione" di Dave Grossman (fig. 9) Chamayou si domanda: dove collocare il drone? Esso è sì lontano, ma vede come se fosse molto più vicino... Ma prima una digressione:
     Notiamo che in alto a sinistra, dove la funzione si avvicina all'asse y fino a toccarlo, lo schema dice: sexual range, "portata sessuale", subito prima di "combattimento a mani nude", "portata di coltello", "portata di baionette" fino a "portata massima artiglieria e bazooka". Il sesso è la prima voce in uno spettro dell'aggressione. Entrambi hanno a che fare con l'altro, ed implicano in un qualche modo della violenza.
     Dopotutto il sesso e la caccia tessono un rapporto complesso nel mondo animale, entrambi gli atti prevedono una tensione crescente e lo sfogo di questa. Freud stesso dividendo gli impulsi che ritiene alberghino nell'Es ipotizza esistano impulsi libidici e impulsi di morte. In fondo il sesso è ciò che porta alla vita, e la vita esiste solo in funzione della morte.
     Non mi dilungo oltre sull'argomento perché è molto complesso, teniamo però a mente i tiktok in cui i militari israeliani si masturbano su cadaveri e macerie palestinesi. 


Compresenza. Guerra e Pace ma non è Tolstoj

Cito dal testo: «La compresenza si definisce unicamente attraverso la relazione tra varie entità tra loro. Essere compresenti significa essere in presenza gli uni degli altri. [...] Se la compresenza si definisce come una presenza a, non si tratta necessariamente di una presenza per. Ne facciamo regolarmente l'esperienza: si può essere compresenti senza saperlo. L'altro è qui, ma io non l'ho ancora visto. [...] La compresenza implica [...] la possibilità per un termine di avere effetti su un altro o di subire effetti da esso. [...] Essere a portata l'uno dell'altro. Il perimetro pragmatico della compresenza si definisce come la zona percettiva (percepire, essere percepiti) o di azione (produrre un effetto, subire un effetto) possibile. Vi sono tanti campi di portata quante sono le dimensioni di compresenza possibile. Si può essere a portata di sguardo, di orecchio o di mano...
     «Vi sono forme paradossali di compresenza unilaterale, in cui l'entità A può agire su o essere affettata dall'entità B senza che sia vero il contrario. [...] Si può dire che il principale effetto delle teletecnologie [droni] sia quello di dissociare la compresenza dalla sua condizione di colocalizzazione. [...] L'evento non è più atomico, è suddiviso tra le estremità della sua effettuazione. [...] Molto schematicamente, si potrebbe dire che vi sono almeno quattro aspetti della presenza che il corpo riunisce in un solo luogo, in assenza di altri strumenti: questo corpo è agente, e se si vuole agire lo si fa attraverso di lui e qui; questo corpo percepisce, di nuovo, in assenza di strumenti, è lì dove è e percepisce attraverso i suoi mezzi propri; questo corpo è ugualmente percepibile (visibile, dotato di odori...); questo corpo è infine vulnerabile, ferire uccidi e questo perché è un corpo vivente. "Il corpo" [...] è questa unità immediata che le teletecnologie sfaldano, sommandone un'altra alla sintesi immediata, raddoppiandola con una sintesi tecnologica che riconfigura radicalmente i rapporti tra questi aspetti».

     Complicato? Riassumiamo a parole nostre,
     Là dove la presenza del corpo impone l'essere agente, percepire, essere percepiti ed essere vulnerabili, il drone frammenta quest'unità e la usa per "giocare" astutamente entro i paradigmi della compresenza: una persona può essere nel suo raggio d'azione, alla sua portata, senza che essa nemmeno lo veda. Il drone può vederti, seguirti, ucciderti senza che tu possa vederlo, seguirlo o ucciderlo, tutto a seconda delle scelte (errate o corrette) del combattente che sta al monitor dall'altra parte del mondo.
     La realizzazione del desiderio occidentale, ripulire il mondo dalla sporcizia senza sporcarsi le mani, lasciando che sia una macchina a fare quei lavori indesiderati, scomodi, sgraditi, ma che devono per forza essere fatti è incorso da tempo, la più radicale presa di posizione in quest'ottica è di reimparare ad apprezzare la natura e con essa la positività della "sporcizia".

1. FREUD, SIGMUND. Introduzione a Psicanalisi di guerra, in Opere, a cura di C. Musatti, Torino, Boringhieri, 1989, vol. IX, pp. 74-75.