Il peso della memoria

01.04.2026

Cosa pesa di più, ricordare troppo oppure non abbastanza?

Ricordare tutto, nei minimi dettagli, non poter fare a meno di pensarci oppure non ricordare nulla, un puzzle con pezzi mancanti e incastri mancati ?

Il peso insopportabile, insostenibile della memoria oppure il vuoto sordo, asfissiante dell'oblio?

Il confine tra le due è sottile, eppure a volte insuperabile. C'è un concetto interessante a questo proposito in antropologia, che è quello di "agir mémoriel", tradotto agire in memoria, coniato dalla ricercatrice nonché mia professoressa, Carole Lemée. La sua idea dietro questo concetto è quella di dare una definizione all'insieme dei gesti e delle azioni attraverso i quali gli esseri umani ed i gruppi sociali mettono in relazione passato, presente e futuro. Questo approccio alla memoria si concentra quindi sulle pratiche, ordinarie ed extra-ordinarie, sugli attori, vale a dire coloro che compiono le azioni e sono quindi autori dei gesti ed i rapporti personali al tempo.

Il rapporto al tempo ed alla memoria sono quindi personali e soggettivi, però non si può negare l'importanza dei traumatismi e dei pattern psicologici nella costruzione delle catene memoriali e temporali. L'impatto degli eventi traumatici rompe infatti gli schemi classici della relazione passato-presente-futuro, creando delle zone grigie dove il tempo appare come congelato. C'è un "prima" ed un "post" trauma e nel mezzo un vuoto, come un errore di sistema, che se non risolto si ripresenta e si ripete nel tempo. Talvolta l'evento che è alla base del trauma viene cancellato, ma il suo effetto resta impresso nella memoria, fisica e gestuale come anche astratta. I ricordi vengono ritagliati, incollati insieme, aggiustati in un processo di ricostruzione memoriale, come in un grande puzzle a cui però mancano dei pezzi, organizzato in cassetti di cui talvolta manca la chiave.

La memoria è quindi personale ma anche sociale, collettiva ma anche individuale, lineare ma anche frammentata, ricostruita, organizzata in cassetti di cui talvolta manca la chiave. Forse, il peso maggiore non risiede nella quantità di ricordi che portiamo, ma nella nostra capacità di abitarli. Se l'ipermnesia ci incatena al passato e l'oblio ci priva delle radici, l'agir mémoriel ci offre una terza via: trasformare la memoria da fardello a strumento. Reintegrare i pezzi mancanti del puzzle non serve a cambiare il passato, ma a smettere di subirlo. In questo delicato equilibrio tra il ricordare e il lasciare andare, l'essere umano smette di essere vittima del tempo per diventarne, finalmente, l'autore. Perché, in fondo, non siamo ciò che ci è accaduto, ma ciò che scegliamo di fare con quello che ricordiamo.