Pensare Globale

Con l'avvento della globalizzazione, il legame tra spazio e tempo si trasforma, i flussi materiali, culturali e simbolici circolano in maniera quasi istantanea e le distanze si accorciano. È quello che il geografo e antropologo David Harvey chiama "Annihilation of space by time" : una riduzione delle barriere geografiche e quindi degli scambi immediati di beni materiali e culturali tra persone e popolazioni tra loro lontane. Di conseguenza, si assiste ad una deterritorializzazione della cultura, che viaggia e si sposta da un lato all'altro del mondo e successivamente ad una riterritorializzazione attraverso la riappropriazione delle persone che le attribuiscono nuovi sensi e nuove forme. Le culture diventano ibride e si frammentano per poi ricomporsi influenzandosi a vicenda. Come la cultura, anche le interazioni interpersonali si adattano al mondo globale e si intensificano le relazioni a distanza per intermezzo dei media, il confine tra locale e globale si assottiglia e si assiste a una estensione delle relazioni sociali ed una trasformazione delle pratiche sociali ed economiche. L'annullamento della distinzione netta tra locale e globale permette di tessere nuovi legami tra realtà tra loro diverse e distanti, cambiando radicalmente i rapporti tra gli esseri viventi.
Il filosofo francese Gilles Deleuze e lo psicanalista francese Félix Guattari, nel loro saggio intitolato "Mille Piani", confrontano due tipologie di sistemi di organizzazione del mondo, applicabili poi anche alle relazioni e basato sul concetto di piani. Deleuze et Guattari oppongono il sistema arborescente, caratterizzato da un ordine gerarchico all'interno del quale le relazioni sono piramidali, al modello rizomatico, organizzato secondo un sistema a rete nel quale non esiste un nucleo principale ma tanti enti distinti che si collegano tra loro in modi diversi. Mentre nel sistema arborescente, proprio come negli alberi, c'è un unico percorso che dalle radici passa attraverso il tronco e sviluppa poi le sue ramificazioni, nel sistema rizomatico le possibilità di relazione sono molteplici e indipendenti l'una dall'altra e si sviluppano in direzioni casuali senza seguire un percorso comune. Nel caso della globalizzazione, è interessante prendere in considerazione l'opera di Anna Tsing "Il fungo alla fine del mondo", che può essere vista come un'applicazione concreta di quel modello rizomatico teorizzato da Deleuze e Guattari.
Mentre l'economia classica vede il mondo come una grande fabbrica che funziona in modo perfetto secondo una struttura piramidale, Tsing porta l'esempio del fungo Matsutake, che cresce selvaticamente nelle aree deforestate o danneggiate dall'azione umana e che intrattiene una relazione simbiotica con le radici dei pini ed il suolo per mostrare che in un mondo globalizzato esiste un'economia di assemblaggio, all'interno della quale il prodotto finale non è il risultato di un processo produttivo organizzato ma dell'incontro temporaneo di elementi diversi che collaborano per poter sopravvivere, pur avendo un progetto finale ed un percorso diversi. Inoltre, in Giappone questo fungo è molto pregiato e viene acquistato per essere regalato in segno di rispetto e ricchezza, ma viene raccolto da persone precarie come rifugiati o veterani nelle foreste dell'Oregon. Questo è l'esempio perfetto del caos produttivo che caratterizza l'economia globale : in questo sistema di assemblaggio gli esseri viventi, umani e non, si incontrano e si contaminano a vicenda, per poi proseguire ciascuno nella propria direzione.