Robots

Quando si parla di immortalità o, meglio, di ricerca della vita eterna, pensiamo a storie tragiche in cui i personaggi subiscono le conseguenze del non poter morire, o addirittura in cui si sottopongono a pratiche inumane per rimanere giovani per sempre.
Robots, film del 2005, gioca sulla sponda opposta: l'immortalità viene intesa come preservazione, non di noi umani, ma di ciò che ci circonda.
Cominciano a pensare ad un mondo incredibile fatto quasi unicamente di metallo, ma non freddo e rigido, bensì ricco di colori e forme, con un effetto visivo caldo e accogliente. I vari robot, sia protagonisti che non, hanno un design a metà strada tra i vecchi giocattoli anni '50 e i robot tecnologici moderni, risultando in un variegato gruppo di personaggi unici e non ripetuti. Ognuno accompagna il proprio aspetto con una personalità altrettanto unica e ben delineata, quindi tutti i personaggi arricchiscono a modo loro la storia. Viene evidenziata la differenza tra robot ricchi d'alta classe e i poveracci che vivono di pezzi di ricambio, in modo da rendere semplice questa distinzione anche agli occhi di un bambino. Anche il movimento delle scene tiene incollati allo schermo: nulla resta fermo a lungo, tutti e tutto si muove. Ci sono macchinari improbabili come mezzi di trasporto, camere di ostello rotanti e strade trafficate, ma anche comicità slapstick che incasina il poco ordine che si può creare.
Con questo hanno accontentato gli spettatori più piccoli, poi hanno pensato ai più grandi aggiugendo doppi sensi, battute che solo adulti possono cogliere e, più importante di tutto, un tema davvero attuale.

Inizialmente il film racconta di un ragazzo che vuole realizzare il suo sogno trasferendosi nella grande città, ma subito ci fa capire che non parleremo di questo. Il villain del film ha un piano preciso che ci viene chiaramente esposto: smettere di produrre pezzi di ricambio, così che i robot comprino solo pezzi nuovi. Così facendo, guadagnerà un sacco di soldi, mentre i poveracci verranno man mano rottamati e la città verrà ripulita. Anche un bambino capisce che non è giusto e che i robot devono vivere a prescindere dallo stato sociale in cui vivono. Gli adulti invece colgono aspetti più invisibili.
Nel 2005 come oggi, la mancanza di pezzi di ricambio è legata a due aspetti ben precisi: una tattica commerciale dei produttori per guadagnare di più e una diffusione di prodotti a basso costo e bassa qualità, dove costa di più la riparazione che la sostituzione. Questo porta ad una serie di problemi che coinvolgono più fronti (inquinamento, consumismo, lotta sociale) e gli spettatori adulti rivedono tutto questo in un film per bambini.
Robots vuole parlare a tutti e ci fa capire che dobbiamo ritornare a riparare quel che già c'è, invece di distruggere e sostituire, ma non si ferma solo qui.

Il film parla anche di accettazione. I robot non vogliono migliorarsi per vivere in eterno, ma per avere una vita dignitosa. Noi umani invece puntiamo a chirurgia plastica e ad una ricerca della vita eterna per paura di invecchiare. Continuiamo a ripararci e a ringiovanirci, ci preserviamo per cancellare gli effetti del tempo.
Il cattivo del film ha uno slogan: "Perché essere tu, quando puoi essere di più?" L'essere rottamato fa paura a tutti, ma non vuol dire che non dobbiamo accettarci per quello che siamo. Così come accertarsi non vuol dire non prendersi cura di noi stessi. Dobbiamo trovare l'equilibrio che sta nel mezzo.
La grandezza di questo film sta proprio in questa sottile sfumatura: parlare di preservare, ma allo stesso tempo accettare quel che siamo.
Per tutto il resto è un film ottimo da vedere in famiglia o con gli amici, la sera o durante il giorno. Va bene sempre e con chiunque perché non ha pretese, è fatto per essere visto senza pensieri, nonostante il tema profondo.
Voto:
8.5/10
recensione di Andrea Brevi