the SUBSTANCE
Appoggiandomi a Le grotesque vorrei ora soffermarmi sulla genesi del mostro.
Esso si forma tramite una scissione. Una cesura netta della persona di Elizabeth in una duplicità speculare. Elizabeth è la matrice, Sue il doppio. Sarebbe forse più corretto parlare di raddoppio, poiché l'origine di questo sdoppiamento biochimico è l'insicurezza. Elizabeth viene licenziata poiché troppo vecchia per l'industria cinematografico-televisiva. In TV solo donne sexy. E, come si sa, dopo i cinquanta non c'è più...
Questo sdoppiarsi non è perciò un moltiplicarsi, non è semplicemente la creazione di un doppio di sé; è un raddoppiarsi inteso come supplemento, creare un sé che sia complementare, che le consenta di fare ciò che il suo sé sembra non poter più fare: dirigere il programma televisivo 'Pump it up'.
Questa separazione è resa possibile da una sostanza verdognola particolarmente scientifica che richiede una prassi di cura, una sorta di terapia, che si assicuri che l'imperativo ontologico che le accomuna sia ben chiaro.

Per questo parliamo di un raddoppio, perché lo sdoppiarsi prevede una divergenza, una separazione tra due soggetti: come nella riproduzione cellulare dove una cellula madre scompare dividendosi in due soggetti da essa indipendenti. Quello di Elizabeth è un raddoppiarsi in Sue, è una richiesta d'aiuto, la necessità di una persona in più. La stravaganza è che due persone siano la stessa persona.
La genesi del mostro origina in questo raddoppiamento, Elizabeth si raddoppia, ma Sue si divide. Ella si rinomina da Elizabeth a Sue, rivendicando così una propria auto-nomia. Questo è il punto di partenza del vortice che porterà, fase dopo fase, al mostrarsi.
Fossimo ancora nell'edizione sul mostro mi sarei dedicato ad approfondire la splendida evoluzione di Elizabeth celata nell'oscurità della sexy Sue. Ma vista l'edizione del mese mi occuperò della genealogia di questo mostrarsi.
Un mostrarsi che è richiesto. Quando la sexyness ontologica della giovinezza femminile scompare dietro l'invalicabile muro dei cinquant'anni, Elizabeth si trova in un momento di crisi. Di crisi intesa etimologicamente come scelta, Elizabeth deve scegliere se scomparire o se mostrarsi nuovamente. E per mostrarsi deve cercare un modo per tornare a quella condizione ontologica (l'essere sexy) che appartiene alla giovinezza.
Con questo gesto critico, questo gesto di scelta, selezione e quindi esclusione delle proprie possibilità, Elizabeth si sdoppia mostrandosi. Sue è in mostra ontologicamente, ed è doppiamente mostrata dai gesti mostruosi, in quanto mostranti la sua mostrità. Ma, contemporaneamente, nel buio appartamento, Elizabeth è a sua volta mostrata attraverso un esponenziale processo di mostrizzazione.

Come dicevo, il doppio mostro di The Substance è richiesto. Da chi? Dare tutta la colpa ad Harvey sarebbe ingiusto. Harvey non è che un tassello del domino che fa crollare Elizabeth, obbligandola a mostrare una nuova faccia di sé, anzi due. Trovare un'origine a questo domino sarebbe lavoro fin troppo complesso per un semplice articolo, possiamo però provare a tratteggiare una direzione d'indagine.
La richiesta d'essere sexy da parte del mercato televisivo è un'esigenza intrinseca al mercato stesso. La struttura capitalistica di un mercato costruito sul consumo necessita prodotti che stimolino gli acquirenti all'acquisto. Certo non sarebbe corretto parlare in questi termini in merito al programma televisivo 'Pump it up', qui non è tanto questione di acquisto, qua si parla già di una fase ben più avanzata del capitalismo, che fonda nell'intrattenimento. Il programma dev'essere appetibile, fare audience; dev'essere appassionante, tenere il consumatore al televisore; e deve comunicare un'esigenza d'acquisto, condizionare. Per questo motivo il programma in questione non è un semplice notiziario, che sappiamo bene anch'esso necessiti l'essere sexy, ma un programma di fitness televisivo. L'esigenza d'acquisto comunicata è anche un modo d'essere: d'essere sexy, ossia, tonica, perciò bella, come se si fosse ancora giovani. Tutto del programma 'Pump it up' è sexy perché sexy è IL modo d'essere che bisogna vendere. Una società che adotta questa visione dell'essere, di un'essere che è costantemente in mostra, è una società proiettata all'acquisto di tutto ciò che la pubblicità ci promette possa farci accedere alle tre paroline magiche: Giovane, Tonica e Bella.
Elizabeth è a tal punto condizionata da questo modo d'essere che è disposta ad iniettarsi una sostanza sconosciuta nel corpo, a scambiarsi con un (rad)doppio di settimana in settimana, prelevando nutrimento dal midollo spinale della propria matrice. Iperbole?
La cura di sé è una pratica antica, Michel Foucault ne mette in luce l'appartenenza già alla Grecia ellenistica e alla Roma classica.¹ Ma è chiaro che non è la cura di sé come pratica e prassi ad essere problematica, quanto lo sfruttamento a fini commerciali che se n'è fatto. Quando il sé rimane ingarbugliato nella volontà distruttiva di un mercato basato sul iperconsumo di massa resta da chiedersi se è possibile non consumare perfino il sé.
La questione del finto e quella dell'immortale si legano l'un l'altra in questo film dove il "farsi bella" prende una deriva così estrema come quella della scissione in due Elizabeth. La necessità d'essere sempre giovane, in questo senso immortale, si spinge talmente al limite da riversarsi nel suo opposto: un grottesco mostrizzarsi che porta ad una morte solitaria sulla Walk of fame di Hollywood.
¹ A proposito vedi Michel Foucault, L'uso dei piaceri. Storia della sessualità 2 [1984], Milano, Feltrinelli, 2022; e sopratutto Foucault, La cura di sé. Storia della sessualità 3 [1984], Milano, Feltrinelli, 2024.