Tre Uomini e Una Gamba

07.09.2026

Ben tornati su theZONE! Dopo una vacanza estiva riprendiamo a pubblicare recensioni su qualunque tipo di film, seguendo però un tema che questo mese è: il viaggio.
E come meglio cominciare se non con un cult che ha fatto la storia della comicità nostrana? Vi prego quindi di accomodarvi e godervi la recensione di "Tre uomini e una gamba".


Aldo, Giovanni e Giacomo erano già famosi in teatro e tv, ma solo nel 1997 divennero il trio che conosciamo tutti. L'idea era di portare sul grande schermo per la prima volta i loro migliori sketch comici, inserendoli in una trama che potesse parlare a tutti. L'impegno c'era e anche un modesto budget, assieme alla voglia di realizzare qualcosa di bello e autentico. Il regista Massimo Venier, che già era esperto del mondo della comicità, ha visto un'incredibile opportunità e grandi potenzialità nel trio.

Esce così nelle sale la storia di tre uomini che partono per un viaggio da Milano a Gallipoli, per il matrimonio di Giacomo con la figlia del severo e burbero datore di lavoro. È proprio su sua richiesta che devono trasportare una gamba di legno, opera d'arte il cui valore è schizzato alle stelle con la morte dell'autore. Durante il viaggio incontrano Marisa e gli eventi vissuti con lei scateneranno nel trio una profonda riflessione su ciò che vogliono fare della loro vita.

Un film ricco di umanità e con molti punti di forza, che lo hanno reso un vero e proprio cult.

Loro sono noi

Solo perché il film è una raccolta di corti comici non significa che sia fatto male. La trama, seppur semplice, c'è e racconta la storia di uomini comuni, di persone vere che si possono incontrare ogni giorno per strada, dal panettiere, al centro commerciale o dal ferramenta. I luoghi e le vicende sono familiari e ricordano esperienze che tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella vita. Il film vuole parlare a noi spettatori e lo fa presentandoci una storia che è la nostra storia.

Aldo, Giovanni e Giacomo lavorano in un ferramenta, ma non sono i proprietari, lavorano infatti per il cattivissimo suocero. Non hanno un talento particolare e non spiccano per intelligenza. Hanno difetti di carattere comuni a moltissimi di noi e pensano di non poter cambiare la propria vita.
Sono arresi all'andamento degli eventi, si lasciano trascinare dal flusso dell'esistenza, ma non in un pacifico stato meditativo buddista, piuttosto un'amara rassegnazione all'essere dei perdenti (sensazione rafforzata dai commenti avvilenti del suocero). A proposito di quest'ultimo, a lui non importa dei tre protagonisti, ne tantomeno del valore artistico della gamba: è avido e attaccato solo a soldi e reputazione; è la manifestazione di ciò che il trio pensa di sé stesso.

Il viaggio verso Gallipoli diventa l'ultima possibilità per cambiare le cose. Una moltitudine di sventure manderà all'aria i piani e insegnerà al trio la differenza tra l'accettare gli imprevisti e l'arrendersi di fronte alle difficoltà. 
Dopo un incidente in auto tentano di riparare il veicolo, ma il meccanico è in pausa e accettano che bisognerà semplicemente aspettare. Quando la gamba di legno viene rubata tentano di recuperarla, ma non riuscendoci devono semplicemente aspettare un'altra occasione. Insomma, bisogna accettare quello che non possiamo cambiare e dobbiamo impegnarci per cambiare quello che possiamo.
I tre protagonisti erano abituati a fare il contrario, intestardendosi sulle cose sbagliate e arrendendosi alle sfide di tutti i giorni. Il loro essere perdenti stava nel modo in cui affrontavano la vita.
Solo alla fine del film lo capiscono e gli basta poco per svoltare.

Fa parte del gioco

Questa vicenda umana fa sia da cornice che da spunto per la comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo. Spesso la trama serve solo come scusa per inscenare uno sketch, per poi continuare come nulla fosse, altre volte invece il proseguimento della storia si intreccia alla perfezione con battute semplici ed efficaci, che possono essere anche solo visive e far ridere comunque.
È un film molto simile ai primi di Adriano Celentano o Gianni Morandi, dove l'intento era quello di promuovere un disco, portando sul grande schermo le nuove canzoni. Il trio aveva lo stesso obbiettivo, cioè portare la loro comicità al cinema.
Definirlo quindi un brutto film perché presenta degli spezzoni comici significa non considerare affatto che si tratta di un film comico teatrale. Un po' come definire noioso un film di Nolan solo perché dura tanto, o dire che ci sono troppe sparatorie guardando John Wick: alcuni aspetti, che piacciano o meno, sono strettamente legati ad un genere.
Inoltre c'è da dire che è un road movie. Sì, è così: il viaggio in macchina, la partenza e l'arrivo, ma soprattutto le tappe. Le tappe sono ciò che definisce un road movie e che ne scandisce la narrazione. Se risulta diviso in parti ben distinte è normale, perché tutti i film sui viaggi sono così.

Aggiungo che le pause tra una scena e l'altra servono anche per farci ragionare. Tutta la comicità di "Tre uomini e una gamba" porta con sé malinconia, lascia un gusto dolceamaro e spesso ridiamo per affrontare meglio situazioni sgradevoli o molto pesanti, riuscendo a riflettere sulla propria vita senza sprofondare nella tristezza. La forza della risata è ciò che aiuta i protagonisti e noi a cambiare, ma serve un attimo di tempo per riprendersi e passare alla battuta successiva. C'è bisogno di respirare.

Effetto nostalgia

Data d'uscita nelle sale italiane: 27 dicembre 1997. Poco dopo sono gli anni duemila, carichi di tutta la modernità che ci ha investiti un cambiamento dopo l'altro. Nuove tecnologie rendono obsolete quelle vecchie, nuovi modi di viaggiare rendono più facili gli spostamenti.
Fin da subito questo film è risultato carico di nostalgia, perché era l'ultimo ricordo di un'epoca che non c'è più e da cui ci siamo allontanati velocemente. Se ci pensate, solo cinque anni dopo l'uscita non c'erano già più le lire, rendendo ancor più vecchia la battuta "Ma guarda che il mio falegname con 30.000 lire la fa meglio, eh!" E addirittura il film oggi non sarebbe nemmeno possibile solo grazie all'esistenza di Maps.
Ironia della sorte, i protagonisti decidono che è ora di cambiare e il mondo cambia con loro. E cosa fa la nostalgia se non legarci ancor di più a qualcosa? Ecco infatti che "Tre uomini e una gamba" è osannato dai fan proprio perché ricorda un passato in cui tutto era più bello, in cui tutti stavamo meglio - cosa non vera, altrimenti la vicenda umana dei protagonisti non sarebbe stata così coinvolgente.

In questi grandi cambiamenti è sopravvissuto un elemento immutabile che rende il film del trio una storia sempre contemporanea: l'essere umano. Come già detto, il lato più umano e profondo del film parla a tutti noi, fuori dal tempo e dallo spazio. Che sia L'Odissea, La Divina Commedia, un fumetto di Spider-Man o un episodio dei Simpson, se si parla di un viaggio interiore allora si parla di chiunque in qualunque epoca; dovremmo evolverci ancora per non riuscire più ad identificarci con queste storie.

Questione di equilibrio

Non ho ancora parlato di Marina, la ragazza che si imbatte nei tre uomini durante il loro viaggio.
Lei non è solo un essere umano che, come i protagonisti, vuole raccontare le vicissitudini di tutti i giorni. È qualcosa di più: è l'imprevisto, la causa scatenante di tutte le riflessioni sulla vita, l'onda che abbatte i castelli di sabbia sulla spiaggia, la scossa di terremoto che scompiglia i costrutti mentali e che rompe ciò che si dava per eterno, immutabile. Lei arriva quando la storia è già iniziata e se ne va prima del finale, lasciando quindi Aldo, Giovanni e Giacomo in un confronto diretto tra un prima e un dopo.
L'insopportabile suocero personifica la vita che "è", Marina rappresenta la vita che "può essere".

Oltre a recitare meglio del trio, la protagonista femminile è anche l'elemento che bilancia la narrazione. Si amalgama bene con i compagni di viaggio e allo stesso tempo il suo non essere parte del trio le dona una personalità unica, una individualità più seria che controbilancia la vita sciocca e sempliciotta degli uomini. È anche l'interesse amoroso di Giacomo, ma questo amore è vissuto e presentato come incertezza sul matrimonio a venire più che come passione focosa da mostrare fisicamente. Ottima scelta narrativa, devo dire.


A me questo film piace moltissimo. È leggero, divertente, spensierato, ricco d'emozioni e di umanità. Bello da vedere in compagnia o da soli, di giorno o di sera. Si adatta a tutte le generazioni e per tutte le fasce d'età. È un film che vuole far star bene e ci riesce.
Non è perfetto e va bene così, era pur sempre il primo lungometraggio di tre comici cabarettisti, ma il loro impegno si percepisce tutt'oggi, aumentando il valore della storia raccontata.

Spostiamo di mezzo i meme che ne son derivati, le battute che ormai tutti sanno a memoria, l'effetto nostalgia. Rimane il racconto di tre vite che devono prendere una difficile decisione: cambiare o restare dove si è.
Aldo, Giovanni e Giacomo hanno fatto la loro scelta... e tu?


Voto:
9/10


Di Andrea Brevi