Wonder

02.03.2026
Wonder è un film corale, cioè una di quelle storie con più protagonisti e più punti di vista. C'è sì un personaggio principale attorno a cui tutto ruota, ma non è l’unico a raccontare una storia.

Il film narra di una piccola parte della vita di un ragazzo con una grave malformazione cranio-facciale. Per la precisione racconta il primo anno delle scuole medie: nuova esperienza, nuovi amici, nuove difficoltà.
Da subito ci vengono spiegate nel dettaglio le difficoltà iniziali. Sin dalla nascita il piccolo Auggie è stato sottoposto ad una moltidutine di operazioni chirurgiche per poter sopravvivere e avere un vita normale, ma per via del suo volto deformato i genitori hanno preferito dargli solo lezioni private e gli permettono di uscire di casa coprendosi il volto con un casco da astronauta. Tutto in buona fede, ovvio, ma a causa di ciò Auggie non ha sviluppato una vita sociale e non è pronto alla convivenza con altri bambini che possono vederlo e criticarlo.
Ciò che è peggio è che i bambini piccoli non hanno peli sulla lingua e Auggie lo sa bene, spesso infatti cammina a testa bassa come un prigioniero diretto al patibolo, vergognandosi del proprio aspetto.
Al contempo però i bambini sono spontanei e non si fanno condizionare dell'aspetto di una persona. A loro basta conoscersi un po' per entrare in contatto con l'anima degli altri e non badar più all'esteriorità.
Auggie infatti passerà brutti momenti all'inizio della scuola, ma col tempo imparerà a lasciar perdere i bulli mentre i compagni di classe impareranno ad andare oltre l'estetica del suo volto.

Avevo detto che ci sono più protagonisti, vediamo quindi come diversi punti di vista affrontano la situazione di Auggie.

La sorella Olivia è la prima di cui voglio parlare. È lei la prima a dirci chiaramente che per tutta la vita è stata messa in secondo piano, dai genitori, dagli insegnanti, dagli amici. Tutti hanno dato precedenza ad Auggie e hanno lasciato Olivia in disparte. Ha sempre fatto tutti i compiti senza mai chiedere aiuto, non ha mai avuto il bisogno che qualcuno le ricordasse di un appuntamento, è sempre stata la figlia perfetta per non dare ulteriori preoccupazioni ai genitori. Lei è il fantasma di sé stessa, perché tutta l'attenzione andava al fratellino.

Una vita così può andare bene finché non arrivano problemi belli grossi, quelle problematiche in cui avere il sostegno di qualcuno è vitale. Olivia ha problemi con l'amica del cuore (parleremo poi di lei), l'unica persona con cui parlava e passava del tempo assieme, si ritrova sola. In più comincia a frequentare un ragazzo e dopo essersi conosciuti, per far colpo su di lui, dice di essere figlia unica, così da avere almeno una cosa in comune.
Queste situazioni portano Olivia ad accumulare sempre più emozioni finché non esplode in un impeto di rabbia, indirizzata soprattuto verso la madre - la persona che più di tutte dedica tempo ad Auggie. Gli manca la nonna, l'unico membro della famiglia che le dava tutte le attenzioni.

È bello vedere come in un film sulla tematica dell'accettazione del proprio aspetto, venga trattato il punto di vista di chi sta attorno a persone come Auggie. È facile "viziare" queste persone dandogli tutte le attenzioni, è un atteggiamento normale che vuole compensare le difficoltà che affrontano ogni giorno, ma non è facile vivere sempre così. Correndo sempre dietro ai bisogni degli altri finiamo per rimanere un guscio vuoto; perdiamo noi stessi.

Miranda, la migliore amica di Olivia, vive una vita completamente opposta. Lei è figlia unica di genitori divorziati: il padre sta iniziando una nuova vita con la nuova compagna, mentre la madre è un alcolista depressa. Miranda è sola, non si sente a casa nemmeno nel suo appartamento. Passa moltissimo tempo con la famiglia di Olivia per sentirsi parte di un gruppo e considera Auggie come suo fratello; è stata proprio lei a regalargli il casco da astronauta che indossa ogni volta che esce di casa.

Durante l'estate, così ci racconta, è andata in campo estivo dove, per scherzo, ha finto di essere Olivia: ha raccontato di avere un fratellino con una grave malformazione al volto, ha detto di vivere in una bellissima casa su due piani, di avere un cane affettuoso e genitori amorevoli. Per un po' ha vissuto la vita che ha sempre desiderato, ma quando è tornata a scuola non poteva più guardare in faccia Olivia. La sua migliore amica è diventata un duro riscontro della realtà, ogni volta che i loro sguardi si incrociano Miranda si ricorda della sua condizione attuale. Ha provato a cambiare amici, a far parte del gruppo dei più cool della scuola, ma in fondo le manca la sua vecchia amica di sempre.

Anche per lei, tutto il film sarà una sfida in cui dovrà accettare la sua vita per come è, con coraggio e senza vergona, ritrovando veri amici lungo il percorso.

La madre Isabel ha sacrificato tutto per il figlio. Non ha completato la tesi per occuparsi di Auggie e gli ha fatto da insegnante per i primi anni. Sapendo le difficoltà che il figlio avrebbe affrontato, la mamma ha ipercompensato proteggendolo da tutti e tutto. Si impegna a crescere Auggie come un bambino normale, ma senze accorgersene lo ha isolato dagli altri bambini e gli ha dato l'impressione che tutto ruoti attorno a lui.
Fortunatamente il piccolo Auggie non è viziato e non è un bambino pretenzioso, però le difficoltà che vive a scuola derivano anche da questo atteggiamento materno.
In compenso, è stata lei a percepire il bisogno di cambiamento e voler mandare il figlio a scuola, e ha avuto moltissimo coraggio a lasciare andare suo figlio. Un gesto non da tutti.

Il padre Nate invece è snobbato per la maggior parte del film. Inizialmente è fatto passare per il marito senza spina dorsale e giullare della famiglia, ma solo verso metà della pellicola cominciamo a vedere qualcosa di più in lui. Il suo essere spensierato e un po' sciocco non è simbolo di stupidità, ma un atto cosciente di smorzare la tensione che spesso si accumula in famiglia; lui ha il compito di ricordare a tutti che le difficoltà si affrontano meglio con un sorriso.
È anche un personaggio molto umano, per quanto semplice, e lo si vede nel momento di una perdita in famiglia: piange sul tavolo in cucina, da solo. Si porta sulle spalle la tristezza di tutti, non può farsi vedere in un momento di debolezza perché se crolla lui crollano tutti. È diventato il pilastro che sorregge il morale della famiglia e per lui tutta la vita con Auggie rappresenta un divieto all'essere tristi, al mostrarsi fragili.
Per lui mandare il figlio a scuola significa togliersi la maschera, alleggerirsi dal peso che si porta sulle spalle da anni. Finalmente può sorridere per sé stesso e non per diminuire la tristezza degli altri.


"Wonder" è un film che ha colto nel segno. È riuscito a portare sul grande schermo le difficoltà di una famiglia che, come tante, vive con un membro "diverso", spesso escluso per via del suo aspetto. Non si concentra sulle difficoltà di Auggie, ma su ciò che devono affrontare anche le persone a lui vicine.

Tema pesante, risultato leggero e godibile. La cosa più bella? Non è commovente, non è strappalacrime, non vuole fare pena. Al contrario, vuole farci ridere, vuole che cresciamo assieme ai protagonisti.
 
Davvero un bel film.

Voto:
9/10

Punti di forza:
- Raccontato da più prospettive che arricchiscono la visione d'insieme
- Finalmente si parla delle difficoltà dei famigliari di un bambino speciale
- Coinvolge senza essere strappalacrime

Punti deboli:
- Si poteva approfondire di più il personaggio del padre
- Tra alcuni personaggi ci sono relazioni complicate che si risolvono purtroppo fuori inquadratura, risultando come tagli forzati dal film


di Andrea Brevi