MONSTRUM

Ciascuno di noi è in mostra e abitualmente si mostra, perciò, essenzialmente, ciascuno di noi è un mostro.

ll verbo θεωρειν deriva da due radici: θἐα e ὀρἄω. Θἐα (cfr. " teatro ") è l'aspetto, l'apparire in cui qualcosa si mostra, la veduta nella quale si offre. [...] La seconda radice che compare nel verbo θεωρειν, ὀρἄω, significa: guardare qualcosa, osservare, considerare. Da qui risulta che θεωρειν è θἐαν ὀρἄω: guardare l'aspetto sotto cui la cosa presente (das Anwesende) appare, e in virtù di questa vista sostare, vedendo, presso di essa.
Le due radici di cui è composta la parola, θἐα e ὀρἄω, possono suonare, con un'altra accentuazione: θεἄ e ὠρα. Θεἄ è la dea. Come tale appare a Parmenide, il pensatore delle origini, la Αλἥθεια, la disvelatezza (Unverborgenheit), da cui e in cui la cosa presente si dispiega come presente (anwest). [...]
La parola greca ὠρα significa il riguardo che usiamo, l'onore e l'attenzione che tributiamo. Se pensiamo ora la parola θεωρἵα [...] viene ad essere l'attenzione rispettosa che si porta alla disvelatezza di ciò che è presente.

Martin Heidegger, Scienza e meditazione in Saggi e discorsi

Questa rubrica incomincia da Hellboy, l'articolo che ha introdotto la questione del mostro portando l'attenzione sul suo modo d'essere in mostra.
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