Dondolo

01.10.2026

Sempre un passo indietro, a qualche metro di distanza
vedo tutti andare avanti, traguardo dopo traguardo
Invece io, pur muovendomi, ho l'impressione di rimanere ferma
come fossi bloccata, intrappolata nelle sabbie mobili della mia mente;
In un corpo che non sento mio, che non riconosco quando mi guardo allo specchio;
In un tornado di emozioni che non riesco a catalogare,
che spazza via ogni mia certezza e consapevolezza.

Costantemente in bilico tra l'ansia di vivere e la paura di perdere tempo,
mi sembra che la vita mi scivoli via dalle mani mentre cerco di aggrapparmi a lei.
Mollare la presa non è un'opzione, o forse sì, ma sarebbe la via più facile
e anche quella definitiva, perché da lì non c'è un ritorno, non c'è nessun altra porta.
Da questa parte invece ci sono possibilità, strade inesplorate, scelte ancora da fare
ma nessuna garanzia di riuscirci davvero, nessuno può assicurare che sarà migliore.

E allora che fare? Resto sull'orlo e guardo nel vuoto, contemplando il salto
che mi separa dall'ignoto, da quello che tutti, un po' impauriti, chiamano futuro.
In mezzo c'è solo nebbia, un insieme di insicurezza e diffidenza mista a curiosità.

Dicono che quando si chiude una porta si apre poi un portone
e che se lasci indietro pezzi, è solo il pegno da pagare per qualcosa di più grande…
Ma non posso fare a meno di comparare e compararmi, coprire i pensieri con gli impegni e scomparire nella musica per non sentire il silenzio assordante che mi abita.
Un tumulto silenzioso, una guerra combattuta in fondo a un mare di nulla
denso come l'acqua ma col peso della gravità, che magnetica attira verso il basso.

Memoria di quello che c'è stato,
rimpianto di ciò che poteva essere
oppure paura per quel che sarà? Non lo so.

Mi interrogo ma non riesco a trovare una quadra, una parentesi abbastanza grande da racchiudere tutti i miei pensieri, uno spazio in cui poter essere soltanto me,
in cui non esiste un tempo che non sia regolabile, adattabile, malleabile.
Che forse infondo, il tempo non conta, forse ognuno va solo al suo ritmo

Io vorrei andare su, risalire in superficie, eppure qualcosa mi tira sempre verso il basso
Sento l'eco lontano delle versioni di me passate, delle stagioni che mi hanno visto cambiare come le foglie sugli alberi, morire e rinascere sempre con nuovi colori.
I segni che lasciano sono il monito di un passato che ritorna, che non molla la presa
che ci tiene a ricordarmi da dove vengo e mi chiede costantemente dove vado.

Chi sono io ? E chi sono stata?
Ma soprattutto, qual'è il senso che do al mio vivere, al mio abitare questo tempo?
Qual è la forma dello spazio che occupo e quale é la sua natura?

La risposta sta nel mezzo, tra le mie radici e il blu dell'orizzonte che mi aspetta.
Forse parto, o forse già sono arrivata. Per saperlo non mi resta che saltare.
1,2,3…Vuoto.



Green