Dustin

06.11.2026

1. Pre-mettendo: chi sta fuori e chi sta dentro.

La seconda stagione di Stranger Things si chiude con una scena d'importanza decisiva: non solo perché traccia le linee del futuro dei protagonisti, ma sopratutto perché ne impedisce molte altre. Mi riferisco all'episodio "Capitolo Nove: La porta" che culmina nel Ballo d'Inverno volto a celebrare la fine del semestre. È importante premettere che a questo punto della narrazione tutti i membri della combriccola hanno assunto una forma tale per cui li (e ci) riconosciamo nei loro gesti, nel loro carattere, nel loro agire. In particolare, la caratterizzazione propria di ogni personaggio si è sedimentata nelle relazioni che ciascuno intrattiene con il suo o la sua partner, in un momento in cui le coppie sono a un passo dall'essere suggellate con un lento in pista da ballo. Mike e Undici chiudono un primo cerchio con un (o il) bacio; Lucas e Max lo lasciano intendere; persino lo Zombie-Boy Will, appena tornato dal SottoSopra, si convince e accetta di danzare con una sua coetanea.

Qualcuno manca all'appello. Dov'è Dustin?

Osservando la scena con maggior attenzione, notiamo che è lui il vero protagonista, in quanto unico ripreso per intero durante il suo arrivo: dalla preparazione agli ultimi consigli di Steve, fino alla sua entrata al ballo come punto-termine (o presunto tale) delle riflessioni che lo accompagnano in tutte le nove puntate di Stranger Things 2.

Questo arrivo è caricato, preparato dall'intero arco della seconda stagione che marca il passaggio definitivo di Dustin da figura comedy relief a personaggio immerso in una riflessione continua; riflessione che non è tale solo in termini di battuta d'arresto e piegamento in sé, ossia quel movimento in cui possiamo fermarci e motivare le nostre questioni al fine di farne esperienza, ma anche nella misura in cui diciamo, ad esempio: "la luce è riflessa". Per chiarire questo aspetto fondamentale è necessario un passo indietro per soffermarci un istante sul binomio Max-Lucas.

Fin dal primo momento in cui compare come nuova arrivata, Max viene in-vestita (o abbigliata) di sguardi e attenzioni. Nella sua singolarità, lei appare come il Totalmente Nuovo, il Diverso, la possibile deviazione agli occhi di uno spaesato Lucas che, dopo essere rimasto in ombra per tutta la prima stagione, tenta in qualsiasi modo di avvicinarlesi: è chiaro a tutti che si stia formando del tenero, eppure entrambi sono nascosti nell'imbarazzo. È un imbarazzo speciale, il loro, perché assume i tratti di un imbarricarsi: porsi dietro la barricata, sbarrare il passaggio. Anche loro, come Dustin, raggiungono in un primo momento un punto-termine, uno stallo dato non dalla riflessione, ma bensì dall'Embarrer: la barricata che blocca, che nasconde e che protegge, costituendo uno strato tale per cui le sensazioni dell'uno non riescono a incontrare le sensazioni dell'altra. Siamo giunti a un punto di fermo: la barricata impone che uno si sporga verso l'altra ma, al contempo, impone una posizione di guardia che può essere smossa solo da un'interpellanza. C'è tensione.

Dov'è Dustin?

Inizialmente, anche lui è preso in questa prima sporgenza verso la nuova arrivata. Max si costituisce come oggetto del suo desiderio, delle sue fantasticherie: una rappresentante del femminile che, con tutta la sua potenza, arriva e scuote la relazione fraterna, solida, stabile di Lucas e Dustin. Sedimentato negli anni, il calco della loro amicizia sembra ora inadatto a rispondere alla volontà, alle esigenze di entrambi di cambiare forma, di slanciarsi nel nuovo territorio - il territorio dell'incontro con Max; è come se questo calco agisse su di loro, impossibilitandoli a render conto della propria volontà di saltare altrove, in(ca)strati, imbarazzati. 

Tuttavia, notiamo una differenza chiave tra i due: una differenza di modi, modi d'essere - posturale. Lucas si trova di fronte ad uno sbarramento che, una volta superato, porta per via diretta all'incontro, vale a dire: via diretta per un sistema che la futura coppia ha già pre-disposto con i loro non-detti, le loro pratiche, i loro linguaggi e i loro segni, ossia un dentro in cui entrambi vivono-già la tensione condivisa (solo non ancora articolata, per via della barricata). Sostanzialmente, hanno già creato l'idea di un calco, di un territorio tramite cui la loro possibile relazione possa disporsi negli strati. Si tratta di un gioco di coppia, il loro, in cui entrambi, nuovi a questo tipo di tessiture, concorrono nel creare le (loro) regole: creare un dentro, cioè creare anche un fuori. Si direbbe che la differenza tra Lucas e Dustin risieda in questo: l'uno è ad un passo dal già-dentro e l'altro è esterno, è fuori, è estraneo. 

Questa sistematizzazione binaria, però, non rende conto della realtà, della complessità delle forze in campo e come queste concorrano a creare interstizi, spazi liminali, sottili fili tesi tra-le-persone. Dustin non è fuori, non è mai stato fuori; al contempo, si può dire che Dustin non sia dentro e non sia mai stato dentro. Il fatto è che Dustin non sa dov'è: non sa dove posizionarsi nei confronti di Max, tanto quanto non sa (più) dove posizionarsi nei confronti di Lucas. Il suo essere-sul-posto era solo supposto; in realtà, Dustin è una marcatura, un raddoppiamento e, a dire il vero, non esiste nemmeno un gioco a tre. Presa coscienza di ciò, Dustin decide di sottrarsi dalla supposizione (binaria), rendendo esplicita la sua vera essenza: l'essere-tra, cioè il raddoppiamento riflettente che riflette la tensione Lucas-Max a loro stessi, sciogliendo il nodo dell'imbarazzo che li perseguitava e portando così alla luce le posizioni della futura coppia come già-dentro. In questo senso, Dustin è il ponte tra i calchi che, sottraendosi, si fa Piano per l'incontro.

Tornando alla scena, è solo con Dustin sullo sfondo che avviene la vera riterritoralizzazione Max-Lucas / Lucas-Max come divenire-coppia nell'atto simbolico della proposta di ballo. Ancor prima, ci viene mostrata tutta la forza che il sottrarsi di Dustin possiede: quando scende dall'auto, il suo venir meno rispetto al luogo porta Steve ad incontrare Nancy con lo sguardo e, nuovamente, riterritorializzarsi. In questo caso, l'essere-tra non mostra a Steve il già-dentro ma, al contrario, il già-fuori della coppia Steve-Nancy; diventa chiaro ai suoi occhi, gli occhi di Steve, che dal divenire-coppia ci si sta muovendo verso il divenire-Steve e il divenire-Nancy. Raddoppiamento riflettente, appunto.

Non dobbiamo fare l'errore di credere, però, che Dustin sia qualcosa solo in relazione a una tensione d'altri; come detto, Dustin è parte (o lato) di un gioco che sta tra i giochi, ossia è concatenamento di tensioni, energia libera. Non ha alcun tipo di vincolo, se non il suo essere-tra-i-luoghi. Non si è stratificato, né si è reso calco, a differenza delle coppie o di Steve (che si sta ricostituendo in una nuova immagine di sé); ci si potrebbe azzardare a dire che Dustin è desiderio che si basta in sé poiché si è fatto Piano, al di là del dentro-fuori. È innamorato ma senza doversi legare a qualche ideale trascendentale o a una forma di riduzione data dall'essere stratificato e calcificato nella coppia. Al contrario, il divenire-coppia come il divenire-Steve pongono determinate strutture narrative e di conseguenza tranciano di netto delle linee possibili, favorendo solo punti d'accesso che possiamo, nostro malgrado in quanto spettatori, prevedere.

Non Dustin… Dustin è Piano.


2. Dall'al di là, a chi sta qua (tutto in ordine).

Guardando la disposizione della palestra in cui si tiene il Ballo d'Inverno, notiamo subito un certo ordine in cui i fanciulli sono già accoppiati, raggruppati, mentre gli adulti controllano e dirigono. C'è un che di esatto in tutto questo: i partecipanti si muovono come un'organizzazione dove ognuno ha la sua parte in funzione di un organismo - il Ballo - che deve rimanere in salute e non deve avere squilibri di alcun tipo. Bisogna notare come l'attrattiva di tale equilibrio prenda forma a partire dall'investimento simbolico già pre-esistente delle coppie, dei singoli, dei single: è l'Organismo stesso che offre una rete di significanze già-date in cui ogni personaggio può soggettivarsi (ad esempio, Will è messo-a-posto: prima nella posizione di superstite e poi come partecipante di lusso al Ballo - eccezione che viene ricompresa nell'ordine delle cose).

I ruoli a cui vorrebbe tendere l'Organismo sono chiari: Stacy si trova all'interno del suo gruppo di amiche, posizionata come reginetta del gruppo e del Ballo - il dentro del dentro -, cosicché ella possa rifiutare, come prevedibile, Dustin, ossia colui che è da utilizzare in quanto dentro al Ballo ma in qualità di fuori, di nerd, di freak, di anormale, di piccola deviazione prevista. Stacy sarebbe rimasta reginetta del Ballo se avesse accettato la mano di Dustin? L'organo amiche-in-gruppo come avrebbe reagito? L'organismo Ballo come avrebbe controbattuto? E il gruppo-amici affiliato a Dustin? Tutti hanno una funzione ben determinata e non si può correre il rischio che qualcosa ecceda più del calcolato: Stacy deve rifiutare Dustin. Quando mai si è visto un organo tra-le-posizioni, tanto dentro quanto fuori, ma mai dentro e mai fuori, come il pianto di un bambino?

Piangere: dal latino plângere - battersi, battersi il petto. Il pianto di Dustin è un battersi contro la calcificazione-rifiuto richiesta da un Organismo che è sistemato affinché tutti si arrendano al proprio ruolo strumentale, ossia al proprio posizionamento, secondo un ordine, rispetto al dentro-fuori: chi dentro, chi fuori… ma sempre all'interno dell'Ordine-Ballo. Il pianto inizia a partire da e contro questa volontà-Organismo: Dustin incorpora l'intensità del battersi che si traduce in rifiuto del divenire-rifiuto (come fondo utilizzabile dall'Ordine) in favore del poter essere-ancora, cioè proteggere le sue linee di fuga e non arricciarsi mai nella recisione di queste.

Tuttavia, l'Organismo ha mezzi chirurgici estremamente esatti per mantenere le maniere della sua corretta riproduzione. Guai a chiunque si batta contro di esso: bisogna far sì che l'Ordine rimanga intatto, in forma e che l'inaccettabile battersi di Dustin contro l'Organismo - tanto inaccettabile quanto vedere un bambino che piange a un ballo di fine semestre - venga soppresso.

Ora, nel punto di più alta tensione tra le codifiche ordinanti e il battersi di Dustin, s'insinua un'inquadratura, quasi a spezzare, a interrompere, a rompere la tensione: Nancy, sorella di Mike, nota Dustin in tutto il suo essere (difettoso) tra le coppie che lo circondano, il suo pianto, il suo battersi e, a quel punto, decide di uscire dal suo posto - di studentessa anziana, organizzatrice - per andare a soccorrerlo (?), invitandolo a ballare senza possibilità di replica.

Questo è un punto di cesura nel nostro percorso: l'Organismo ha aperto (nel senso che si è dischiuso come) un buco nero affinché Dustin venisse attratto nello spazio e nel tempo del Ballo, immettendolo in un processo di soggettivazione da cui non può sottrarsi: è un nuovo punto di attrattiva, di attrazione, prodotto esclusivamente per Dustin; Nancy mostra chiaramente questo passaggio, accompagnando il nostro piccolo eroe in ogni posizionamento corretto: "Here" e gli sistema le mani; "Closer… a little closer" e si avvicina affinché Dustin sia in posizione per il ballo; "The rhythm…" guidandolo punto per punto nel ballo. Tutto è disposto alla perfezione, con esattezza assoluta.


3. Pro-mettendo: in fondo, il tutto dentro.

Potremmo dire che il buco nero attrae tutto a sé e, nel farlo, afferra e riordina: Nancy passa da studentessa-organizzatrice a sorella-seducente (e, forse, madre-indirizzante); Stacy passa da rifiutante-attiva a spettatrice-passiva (come corretto che sia, qualcuno potrebbe dire); Dustin si trasforma da combattente a preferito - da Nancy - tra gli amici di Mike: è in atto un'opera detensiva da parte dell'Organismo. Tutti i parametri sono rientrati nella norma e l'insieme è tornato organico.

Nel lasciarsi sedurre, Dustin mostra che pur essendo essere-tra, ossia ciò che era sfuggito ai calchi, al dentro-fuori, qualche radice sedimentata rimane; il buco nero gioca, quasi come Max e Lucas, sull'iniziale "mancanza" di Dustin - aperta da Max - e lì situa il suo richiamo. Si tratta di una capacità mimetica dell'Organismo, abilità di rendersi-ciò-che-manca come forza annientante e detensiva - oltre che il principale mezzo con cui esso stesso può riprodursi. Dustin inizia a ballare, ossia inizia ad essere inghiottito e scivolare verso il centro del punto, verso il ritmo dell'Organismo. Ma non finisce qui. 

Finora, il buco nero ha agito solo in termini difensivi, in un certo senso. Ora, l'organismo deve trovare un dispositivo che possa debellare in maniera definitiva la minaccia che Dustin rappresenta nei confronti dell'Ordine.

Torniamo alla scena. Dopo aver posto lo spostamento di forme e luogo, lo statuto di Nancy scivola vertiginosamente verso il-Tutto-Femminile, inteso come il concatenarsi di tutto l'insieme di donne che parlano a Dustin (madre; sorella; amica; sorella dell'amico; studentessa degli anni successivi; ragazza più grande…):

N: Girls at this age are dumb - but you give them a few years (…) You're gonna drive them nuts.

D: You think so?

N: Oh, I know so.

Le parole di Nancy prendono la forma di una promessa, di un pro-mettere, mettere avanti, porre nel futuro una presenza (apparentemente) certa - ad ora mancante - e quindi mandare-avanti, pro-mittere; Nancy non solo sta dicendo, ma anche compiendo un atto: sta tessendo minuziosamente l'inganno dell'Organismo tramite cui, una volta sedotta e sedata, l'intensità di Dustin sia pre-occupata.

L'escamotage della promessa è precisamente l'atto di cucire una ricompensa ideale che soddisferà, secondo quanto pro-messo, quella sporgenza che ha permesso all'Organismo di trattenere al suo interno Dustin e non farlo fuggire attraverso il suo pianto. In altri termini, la promessa fatta da Nancy è la produzione di un Calco che agisca a partire dall'assenza, dal presunto mancante, dalla promessa mancanza - cioè dal futuro, il non-essere-presente, l'estremamente fuori - per pre-occupare l'intensità di Dustin, cioè riempirla da fuori a dentro: una patetica promozione.

La fine della trasformazione del Ballo - Organismo - Buco Nero: la fine di tutto, potremmo dire. Forma detensiva fino a forma detentiva nei confronti dell'essere-tra. Guardando Dustin ora, ciò che abbiamo notato di lui sembra non esserci più: non è più essere-tra, non è più tensione e non è più linee di fuga. Ciò che rimane è l'essere-in-prigione, felice della promessa, certo, ma inconsapevole della detenzione nel Buco Nero e nelle maglie dell'esattezza dell'attesa.