Farewell

Questo mese più di altri è stato difficile mettere in parole i miei pensieri e le mie riflessioni, anche se la direzione che volevo seguire mi era chiara da giorni. Per me che scrivo così, a flusso di coscienza, è strano avere questi momenti di stallo in cui ho l'impressione di avere un fiume nella mente, che non riesce però a trovare la via giusta per trasformarsi in discorso.
Nonostante tutto siamo qua e ho deciso di cercare di seguire le parole man mano, provando a comporre frasi a tentativi, come in un puzzle.
Farewell significa addio ed è il termine che per me meglio racchiude l'atmosfera di fine estate che mi circonda mentre scrivo seduta sul terrazzo di un paesino di montagna. È anche il titolo di una delle mie canzoni preferite, che parla di una storia che si conclude e di un addio forzato, inaspettato, e della malinconia rassegnazione con la quale bisogna accettare che un capitolo si è chiuso. Curiosamente, l'autore della canzone è morto proprio in questo mese, il che mi ha spinto ancor di più a credere che questa sia la parola perfetta da cui partire per dare voce ai miei pensieri.
Riflettendo sull'addio e sulla fine delle cose, mi è venuto in mente Lucio Dalla, che nella sua "L'anno che verrà" racconta ad un amico di come si prepara alla fine dell'anno che sta cominciando e di come questa sia una grossa novità che lo distingue dall'anno vecchio. Un po' come Dalla io mi ritrovo a fare i conti con l'inizio di settembre e di una routine a me familiare per la quale però non mi sembra di essere pronta. È difficile fare i conti con l'ignoto, ma credo che talvolta sia ancora di più complesso avere a che fare con ciò che già si conosce e che non si può evitare.
La fine di agosto mi riporta indietro anche agli anni passati, a cosa settembre rappresentava allora e quali emozioni lo caratterizzavano.
L'inizio della scuola non mi ha mai entusiasmato, ma credo che fossi più preparata a quello che all'inizio dell'università. Sicuramente complice era il fatto di rivedere le mie amiche e amici, ricominciare danza, rimettere le mie amate felpe.
Eppure ora mi ritrovo qui, con una felpa già indossata perché quando piove in montagna fa freddo, ma non riesco comunque a rassegnarmi al fatto che l'estate sia giunta al termine. Pensandoci bene, non mi sembra nemmeno di aver vissuto quest'estate. Mi sento come rubata del mio tempo, che non ho potuto passare come volevo, e che ora si conclude con me, che mi affanno per coglierne gli ultimi istanti illudendomi di poter recuperare il tempo perso.
Crescere è un po' una fregatura perché il tempo non è più davvero tuo. Più vado avanti più mi sembra di non aver potuto chiudere davvero certi capitoli, di non avere il tempo per gli addii che intanto si moltiplicano, che tutto mi sfugga dalle mani e passi in un istante senza che io abbia avuto il tempo di viverlo. Eppure indietro non si può andare, quindi le opzioni sono poche : il tempo passa comunque, ciò che cambia è come ci si prepara. E allora come Guccini e come Lucio Dalla cerco di essere più consapevole, più presente in quello che vivo e più preparata a quel che sarà. Non mi preoccupo più di quello che non so, ma cerco invece di prepararmi a quello che so per poterlo vivere diversamente.
Farewell è una dolce memoria di come tutto è stato ma anche un monito per ricordarsi di viverlo pienamente prima che passi, preparandosi ad accogliere i momenti in modo presente nell'istante in cui ci sono, così da poterne custodire un frammento quando finiscono. Farewell è una campana che suona per scandire il tempo che passa, un temporale estivo che anticipa l'autunno, una farfalla che nasce e vola incurante del fatto che la sua vita si concluderà con la stessa velocità con la quale è iniziata. Che ci sia pioggia, sole o neve quello è l'unico giorno che ha a disposizione, il suo tempo è destinato a finire e non c'è nulla che lo possa cambiare. Lei però non lo sa e vola lo stesso libera, ignara del suo destino ma preparata a viverlo fino in fondo.
Il tempo non si ferma, la vita non torna indietro, ma si può scegliere come viverla. E allora farewell assume per me un senso ancor più grande, perché è il centro stesso del vivere umano : prepararsi a dire addio e fare well, cioè augurarsi di poter fare un buon viaggio.