Pensare (al) passato
Quanti volti ha la memoria?
Quanti utilizzi?
Quante versioni esistono dello stesso evento, dello stesso ricordo?
Come mammiferi dotati di capacità cerebrali, abbiamo una coscienza del tempo e del suo scorrimento, la quale genera una coscienza storica e memoriale. Questa percezione permette di distinguere tra passato, presente e futuro, e si sviluppa attraverso la narrazione e il racconto, fondamentale per storicizzare ed elaborare l'esperienza.
La memoria è quindi una ricomposizione soggettiva ed approssimativa di ciò che è stato, che parte da un'elaborazione del tempo passato e dei suoi eventi ed animata da emozioni e sensazioni che accompagnano i ricordi visivi.
Esistono tre dimensioni temporali principali che accompagnano questo processo : la retrospezione, la retroproiezione e la proiezione nel futuro.
La retroproiezione stabilisce un legame emotivo con il passato, che permette di ridurre le distanze temporali : la nostalgia ne è un esempio. La retrospezione invece esamina criticamente gli eventi passati senza cercare di riviverli. Infine, abbiamo la capacità di proiezione nel futuro, vale a dire la capacità di volgersi in avanti, oggi spesso ridotta a favore di una centralità del presente.
A queste dimensioni temporali, si aggiunge poi il regime di storicità, proprio a ciascuna società e quindi mutevole ma importante per comprendere il modo in cui ciascun gruppo sociale caratterizza la storia. Definito da Lenclud e Hartog, indica il modo in cui una data società e cultura articola e concettualizza i rapporti tra passato, presente e futuro a partire dal presente. Sostanzialmente, é una rappresentazione culturale del tempo.
Fino al XVI secolo in Europa occidentale prevaleva un tempo di continuità e fedeltà alla tradizione, senza spazio per il cambiamento. Dal XVI-XVII secolo, in concomitanza con il processo di urbanizzazione e l'avvento della borghesia, il presente inizia a essere concepito come tempo di superamento del cambiamento e della novità. Con lo choc petrolifero del 1973 e la crisi economica globale, però, l'idea di un futuro costantemente migliore si incrina; si passa da una forte proiezione ottimistica verso il futuro a un'attenzione focalizzata sul presente e sul recupero del passato. Nascono così nuove pratiche e interrogazioni identitarie locali/regionali, che trasformano la memoria in uno strumento di protezione e riflessione collettiva.
La memoria non é quindi solamente individuale, ma può essere anche collettiva ed è uno strumento molto potente di conservazione e coesione sociale. Ciascuna società ha infatti una memoria collettiva di una storia comune, che si compone dell'insieme dei frammenti delle varie memorie individuali degli individui che la compongono.
Trovo che sia affascinante come la memoria non sia un semplice deposito passivo di ricordi, bensì un processo dinamico che articola costantemente la dimensione individuale e quella collettiva. A livello individuale, la memoria si struttura fin dall'infanzia attraverso il racconto e la narrazione, permettendo all'individuo di collocarsi nel presente e di sviluppare una consapevolezza del tempo e della propria storia personale. La memoria individuale prende poi forma all'interno di parametri culturali condivisi, che definiscono il modo in cui una comunità guarda al passato e si proietta nel futuro. Quando i quadri economico-sociali cambiano o entrano in crisi, anche la percezione collettiva del futuro si incrina, spingendo le comunità a rifugiarsi nella memoria condivisa e nel patrimonio identitario.
La memoria individuale rielabora le emozioni e le esperienze personali, come la nostalgia o la riflessione critica, ma attinge sempre dai codici e dai punti di riferimento che la società le fornisce. La memoria individuale e quella collettiva si alimentano quindi a vicenda, trasformando il passato in uno strumento condiviso per orientarsi nel presente e proteggersi dall'incertezza del futuro.
