Petite Maman

La perdita, la mancanza, l'allontanamento.. chissà come vengono vissuti questi fatti così complessi agli occhi di un bambino..
Me lo sono spesso chiesta..
'Petite Maman' penso che riesca a rispondere a questa personale domanda divinamente, con una grazia e un sussurro che arrivano dritti al cuore.
Nelly ha soli otto anni e sta attraversando la perdita della nonna materna.
Céline Sciamma non raffigura questo dolore solamente in un modo astratto, ma lo mostra alle prese con un processo fisico: Nelly lo vive camminando tra le stanze della vecchia casa, guardandola svuotarsi e sbiadire piano piano, tra scatoloni da riempire e oggetti che perdono la loro voce. A questo silenzio si aggiunge una seconda assenza, quella della madre, travolta dal proprio dolore decide di andarsene improvvisamente, lasciando Nelly da sola con il papà.
È qui che entra in gioco una risorsa immensa che tutti abbiamo posseduto e che spesso, crescendo, smettiamo di alimentare: il potere dell'immaginazione.
Addentrandosi nel bosco autunnale che circonda la casa Nelly incontra una bambina della sua età intenta a costruire una capanna di rami. Si scoprirà poi che quella bambina è sua madre da piccola.
Attraverso questo incontro magico e incredibilmente naturale, l'immaginazione smette di essere una fuga e diventa un ponte: Nelly costruisce un'amicizia fatta di giochi condivisi, sguardi complici e merende a base di cioccolata calda, arrivando infine a rivolgere alla piccola mamma quelle domande intime e sospese che teneva dentro di sé.
Nonostante l'elemento fantastico, il film rimane spietatamente ed emozionatamente reale.
La regia di Céline Sciamma è essenziale e potentissima: ogni inquadratura è intessuta di uno stato d'animo preciso, dove anche i dettagli più semplici: la preparazione di una crepe, un viaggio in macchina al tramonto, il rumore del vento tra gli alberi, diventano veicoli di un'empatia profonda.
I bambini possiedono una saggezza silenziosa: a loro modo sanno prendersi cura di sé e dell'altro, sanno farsi le domande giuste, sanno empatizzare lo stato d'animo di noi adulti. Dovremmo tornare un po' tutti bambini curiosi, vogliosi di domande e di risposte, specialmente quando la vita ci mette davanti a dolori e interrogativi che sembrano più grandi di noi.
Maria