Petite Maman

02.11.2026

La perdita, la mancanza, l'allontanamento.. chissà come vengono vissuti questi fatti così complessi agli occhi di un bambino..

Me lo sono spesso chiesta..

'Petite Maman' penso che riesca a rispondere a questa personale domanda divinamente, con una grazia e un sussurro che arrivano dritti al cuore.

Nelly ha soli otto anni e sta attraversando la perdita della nonna materna.

Céline Sciamma non raffigura questo dolore solamente in un modo astratto, ma lo mostra alle prese con un processo fisico: Nelly lo vive camminando tra le stanze della vecchia casa, guardandola svuotarsi e sbiadire piano piano, tra scatoloni da riempire e oggetti che perdono la loro voce. A questo silenzio si aggiunge una seconda assenza, quella della madre, travolta dal proprio dolore decide di andarsene improvvisamente, lasciando Nelly da sola con il papà.

È qui che entra in gioco una risorsa immensa che tutti abbiamo posseduto e che spesso, crescendo, smettiamo di alimentare: il potere dell'immaginazione.

Addentrandosi nel bosco autunnale che circonda la casa Nelly incontra una bambina della sua età intenta a costruire una capanna di rami. Si scoprirà poi che quella bambina è sua madre da piccola.

Attraverso questo incontro magico e incredibilmente naturale, l'immaginazione smette di essere una fuga e diventa un ponte: Nelly costruisce un'amicizia fatta di giochi condivisi, sguardi complici e merende a base di cioccolata calda, arrivando infine a rivolgere alla piccola mamma quelle domande intime e sospese che teneva dentro di sé.

Nonostante l'elemento fantastico, il film rimane spietatamente ed emozionatamente reale.

La regia di Céline Sciamma è essenziale e potentissima: ogni inquadratura è intessuta di uno stato d'animo preciso, dove anche i dettagli più semplici: la preparazione di una crepe, un viaggio in macchina al tramonto, il rumore del vento tra gli alberi, diventano veicoli di un'empatia profonda.

I bambini possiedono una saggezza silenziosa: a loro modo sanno prendersi cura di sé e dell'altro, sanno farsi le domande giuste, sanno empatizzare lo stato d'animo di noi adulti. Dovremmo tornare un po' tutti bambini curiosi, vogliosi di domande e di risposte, specialmente quando la vita ci mette davanti a dolori e interrogativi che sembrano più grandi di noi.


Maria