Rango

il delirio del protagonista si raccoglie in una domanda:
chi sono io?
identità! l'oggetto di un errare costante, la dislocata meta di una ricerca esistenziale.
Rango è un attore ed un camaleonte, cambia pelle, cambia io, diviene costantemente. è molteplice.
non solo, in quanto attore-camaleontico egli si adatta agli ambienti in cui si ritrova catapultato dal suo fare-improvvisando. questo suo mimetizzarsi nel mondo e col mondo lo riporta sempre, in un costante ripiegare della vita, all'inizio del suo percorso, alla domanda d'origine (sempre differita):
chi sono io?
riponiamola in una forma per noi più appetibile: chi è Rango? un camaleonte? un attore? uno sceriffo? la risposta va cercata nell'ambiente in cui si confonde. poniamoci perciò la domanda circa Polvere e la sua struttura.
Polvere è la città; fin da subito, fin dopo l'emergere del conflitto, è l'unico punto solido a cui Rango sembra potersi aggrappare: Polvere, città e acqua. o Polvere o l'angoscia, tutto ciò che non è Polvere è lo sconfinato dubbio esistenziale dell'essere.
c'è un piccolo problema, la crisi idrica.
senz'acqua non c'è altro che polvere e desolazione, ma con l'acqua c'è la vita
ed ecco Rango approdare a Polvere, con non poca desolazione. Polvere, la città, la civiltà, anche se mitica. ad essa si contrappone la famiglia di talpe che abita nel deserto. niente città, niente legge, niente acqua, solo un barbarico vivere allo stato brado. la macchina barbarica delle talpe ha una struttura famigliare che rimanda al patriarca. il padre è il centro, il nucleo anti-produttivo della macchina sul cui corpo si articola una produzione sociale-desiderante di cui esso si riappropria. macchina dispotico barbarica, animali!
al contrario, Polvere è una macchina civilizzata. niente padre a cui rimettere la propria produzione desiderante, né tantomeno i propri peccati. la forma che la società di Polvere assume è quella della macchina capitalistica dove il denaro (l'acqua) diviene il corpo pieno a cui la produzione è ricondotta e da cui si convince di originare. i flussi d'acqua debbono essere ricondotti all'acqua stessa. l'acqua non è più acqua, l'acqua è denaro! e la macchina civilizzata di Polvere fa in modo che i flussi di desiderio scorrano sul corpo pieno del denaro.

Rango si imbatte in Borlotta in pieno deserto e in piena crisi paranoide. Borlotta è ingarbugliata tra le due macchine, si arrovella sul dubbio tra i terreni che il padre le ha lasciato in eredità e la liquidità che da questi potrebbe ricavarci. la sua produzione rimane ostacolata dal dubbio provocato dal bivio despota-denaro, e rimane difettata, interrotta, interdetta nel quesito.
Borlotta è il soggetto patologico. in un mondo di follia ella è colei che somatizza, colei che, interdetta dal biforcarsi e sdoppiarsi del corpo pieno, viene costretta alla fuga dalla macchina capitalistica di Polvere. costretta a regredire verso il "meccanismo di difesa" ella diviene socialmente la folle, la pazza, colei che delira su improbabili versamenti acquatici in pieno deserto, colei che non elabora il lutto del padre, colei che è rimasta "interrotta". il carattere paranoico di Borlotta sta tutto nella frase: "è un meccanismo di difesa, tutte le lucertole ce l'hanno". il rimando ad una dimensione collettiva, ad un aggregato di soggetti mai visti ai quali allude, probabilmente così spesso enunciato che persino gli altri membri del "comitato" l'hanno imparato a memoria: Borlotta è un disco rotto!

nessun padre a cui rimettere i propri peccati dicevo. in realtà, le funzioni del padre non sono andate perdute, si sono spostate, traslate sul corpo pieno del denaro a cui gli abitanti di polvere pregano ogni mercoledì con un bizzarro rituale che interrompe a suon di campana il normale scorrere delle cose.
tutti devono credere in qualcosa... in un mondo che sta cambiando così velocemente, che sta seppellendo fino all'ultimo centimetro di Polvere nella polvere, a cosa aggrapparsi se non all'acqua, il corpo pieno del Dio-denaro? il gioco è già quasi fatto, mancano solo i terreni di Borlotta, l'interdetta paranoico-nevrotica che fugge dalla realtà per non accettare il lutto del despota. ma è qui che compare Rango – l'eroe? lo schizo piuttosto. egli è messo in moto da un dubbio profondo,
chi sono io?
e questa domanda se la porta appresso dall'inizio alla fine, il suo dubbio è ciò che gli impedisce d'aderire realmente al mondo in cui si camuffa.
potrei essere chiunque
ed ecco che il suo non-essere, il suo non-appartenere alla macchina, il suo spargere il proprio dubbio esistenziale producendo desiderio, desiderio di essere, di trovarsi, e di trovare il mondo e gli altri, gli consentono di schizofrenizzare i flussi. il flusso di danaro diviene flusso di merda, e l'erogatore diviene ano, la bocca pistola che sputa fiamme, proiettili e un sacco di cazzate! Rango è un buco vuoto su cui si accentra Polvere. è un nuovo centro, non un eroe, un folle che cerca la verità, una macchina desiderante difettosa che schizofrenizza la realtà.
Borlotta si imbatte in Rango nel mezzo del deserto, nel mezzo di un cammino. cade nel vuoto di Rango. si compone con le sue macchine. è questo nuovo centro a sbloccare Borlotta, a romperne la circolarità con un bacio; ad attrarre gli abitanti a sé come suoi organi, senza appropriarsi della loro produzione desirante, ma rilanciandola, facendola rimbalzare ovunque. Polvere ha un nuovo centro motore, un nuovo nucleo d'anti-produzione caotica che riavvia la macchina-Polvere. Rango schizofrenizza l'acqua che smette d'essere denaro e torna ad essere acqua che sgorga e idrata la città, elemento vitale che fa germogliare Polvere. acqua che schiza. letteralmente. Polvere che rompe la propria forma e produce.

dunque chi è Rango? un camaleonte? un attore? uno sceriffo? un eroe? uno schizo?
tutte queste cose forse?!
egli muta e si mimetizza, schizofrenizza l'identità, il soggetto. egli diviene, si amalgama negli spazi, metamorfizza in funzione di essi, diviene soggetto solo nel comporsi soggetto-ambiente, è un soggetto diverso per ogni ambiente, porta il caos negli ambienti, li trasforma e si trasforma in essi, diviene ambiente egli stesso.
è molteplice. schizofrenizza gli spazi e sé stesso, si dissemina nello spazio relazionandosi ad esso, componendosi con gli apparati con cui questo si articola.
per un istante Polvere pensa ch'egli sia un impostore, pensa che tutto ciò ch'egli ha detto loro siano fandonie, frottole, bugie belle e buone, impacchettate per chissà quale motivo. ancora non comprende che Rango cerca sé stesso, e si cerca nell'altro. egli crea mondi, realtà, intensità, nella sua ricerca dell'amore, dell'esistenza. è una macchina rivoluzionaria che apre la realtà e la dissemina di energia, di caos, di sé stesso. è egli stesso la realtà, Polvere, il film. si moltiplica, è molteplice.
dopotutto cos'altro ci si può aspettare da quella camicia?