The Breakfast Club

05.10.2026

Parliamo di scuola. Parliamo di ragazzi, di adolescenti che crescono e che scoprono le loro identità. Parliamo di professori. Parliamo di adulti che non hanno fiducia nei giovani. Parliamo dell'educazione imposta dalla vecchia alla nuova generazione. Parliamo di un film del 1985. Parliamo di oggi.


"The Breakfast Club" uscì nelle sale americane conquistando subito il pubblico e diventando un cult, in Italia passò inosservato. Ci può stare, è un film molto legato alle scuole americane, che all'epoca non esistevano nel nostro paese: gli armadietti, i laboratori pomeridiani, edifici scolastici enormi, punizioni che ti obbligano a rimanere il sabato. Aspetti della vita scolastica a cui oggi siamo abituati, ma che una volta sembravano esotici. Oggi per fortuna questo film è più conosciuto e in molti sono riusciti ad apprezzarlo.

Di cosa parla? Cinque ragazzi sono in punizione costretti a passare otto ore a scuola di sabato, chiusi in biblioteca. Sono una ragazza per bene, un secchione, uno sportivo, un bullo e una ragazza che ha qualche rotella fuori posto. Cinque persone diverse in punizione per motivi diversi, che dovranno condividere lo stesso spazio per otto lunghe ore. Ovviamente ci sono personalità che si scontrano: il bullo può sottomettere il secchione, ma trova un rivale nel ragazzo atletico; la ragazza per bene si infastidisce facilmente e la pazza sa infastidire per bene. Insomma, l'atmosfera si riscalda molto facilmente.
Tra i punti forti di questo film c'è proprio l'utilizzo di personalità così contrastanti tra loro, il che rende inevitabile esplorare le diverse vite di ognuno di loro. Così facendo, chiunque tra gli spettatori può rivedersi in almeno uno dei cinque adolescenti.

La ragazza per bene vive una vita agiata invidiata da tutti, ma passa le sue giornate tra due genitori che continuano a discutere e cercano in lei un alleato. L'affetto che le dimostrano e tutte le cose che le comprano servono solo per guadagnarsi il suo voto al prossimo litigio.
Lo sportivo non ha il permesso di perdere o di mostrarsi debole. Per il padre la vita è fatta di partite che devono essere vinte, altrimenti non puoi essere qualcuno. Il ragazzo è stato cresciuto con la paura e il ripudio della debolezza.
Il bullo subisce violenze fisiche e verbali dai suoi genitori. Il padre è il più violento fisicamente, la madre è distaccata e verbalmente violenta.
La pazza è come se non avesse genitori. Nessuno la considera e deve sempre arrangiarsi in tutto. Ha cominciato a fare quel che le pare perché nessuno è lì a fermarla, la sua famiglia non bada a lei. È diventata la pazza della scuola per attirare l'attenzione.
Il secchione non ha il permesso di prendere brutti voti. I suoi genitori non tollerano insufficienze e il ragazzo deve sempre avere il massimo dei voti. È intelligente e sanno che può essere il migliore, quindi non gli è concesso di non esserlo.

Tutti noi abbiamo avuto a che fare con una di queste situazioni. Troppo distacco o troppo affetto, troppa pressione o troppa negligenza da parte dei genitori. I loro desideri costretti sulle nostre vite o le nostre vite in balia dei loro desideri. Il rapporto con i propri genitori è complicato e sfaccettato, per questo capiamo ognuno dei cinque protagonisti anche senza aver vissuto le loro stesse vite.

Un altro aspetto molto importante che riesce a catturare lo spettatore è il realismo che permea ogni scena. I ragazzi parlano, litigano, si insultano e riflettono come farebbero degli adolescenti. Le cazzate che dicono e ciò per cui ridono è in linea con la loro età. Lo stesso vale per il professore e per il bidello, sia quando rimproverano i ragazzi sia quando discutono tra di loro del passato e del futuro.

Guardando "The Breakfast Club" ci si trova immersi in un giorno di scuola come quelli che tutti noi abbiamo vissuto. Non veniamo coinvolti solo dalle parole profonde dei protagonisti, ma anche dalle loro semplici azioni e dal loro essere se stessi. Quando spiegano il motivo per cui sono in punizione e cosa li ha spinti a farlo, è come se fossimo seduti con loro, come se stessimo ascoltando le loro anime dopo aver sentito tutte le stronzate che solo degli adolescenti sanno dire.
E quando il professore severo discute con l'inserviente capiamo quanto umana sia quella figura che anche noi da giovani abbiamo criticato come rompiscatole, cattivo, incompetente o peggio. I professori sono umani come tutti noi e alcuni di loro fanno confronti tra il presente - che credono stia andando in malora - e il passato - che ricordano come migliore - e alla fine temono per il futuro. Non sanno avere fiducia nei ragazzi e questo li incattivisce, perché si arrendono ad un futuro per loro inevitabilmente disastroso.

Il tema che i ragazzi sono obbligati a scrivere, dal titolo "Chi sono io?", serve da incipit e conclusione per tutto lo sviluppo dei personaggi. I ragazzi scrivono solo che è inutile presentarsi di fronte a chi ci ha già etichettato. Il professore ha fatto capire sin da subito che lui si crede migliore degli altri e che i ragazzi in punizione rischiano di finire in strada a drogarsi e a rubare. I protagonisti dimostrano di essere più di questo e lo scrivono chiaro e tondo "Cosa serve scriverle chi siamo se lei ci ha già inquadrato secondo i suoi pregiudizi?"

Chi è la Gen X? Sono tutti gli individui nati tra il 1965 e il 1980. Vengono dopo i Boomers e prima dei Millenials. Si chiamano generazione X perché descritti dai più anziani come invisibile, priva di un'identità sociale definita; la prima a rifiutare le convenzioni sociali, il denaro e lo status in maniera collettiva. In pratica, la prima generazione a distaccarsi dai pilastri della vecchia società e a cercare altro e questo è sembrato per i boomers come un atto di ribellione, una degenerazione globale che segnava il rovino della società: "Chissà dove andranno a parare questi giovani? Non so proprio inquadrarli... sono un'incognita."

Dopo questa breve parentesi torniamo al film. I protagonisti sono Gen X e inizialmente pensavo che si parlasse di loro e del loro essere un'incognita. Poi però ho capito che qualsiasi giovane ragazzo/a cerca di trovare il proprio posto nel mondo, vuole capire chi è davvero e deve affrontare la propria famiglia. Quindi il film parla dei giovani? Non proprio, perché quando parla il professore e confessa le sue preoccupazioni al bidello, ho visto narrata la preoccupazione degli adulti verso un futuro in cui a guidare la società ci saranno i giovani di oggi.
Lì è diventato tutto più chiaro: "The Breakfast Club" parla dell'immutabile società e del rapporto tra i suoi membri. I tempi cambiano, le generazioni idem, ma non quello che caratterizza l'essere umano, non quello che definisce ogni tappa della vita. Si parte radicandosi alla propria famiglia, per poi mettere le ali e cercare la propria identità, finendo spesso per dimenticarci come eravamo e criticando le nuove voci del mondo. È naturale, accade da che gira il mondo, ma dobbiamo imparare a crescere sfruttando le difficoltà che incontriamo sul percorso.

I protagonisti apprendono il motivo profondo che li ha spinti ad agire contro le regole e, sempre aprendosi l'uno con l'altro, sfruttano le loro differenze per migliorarsi a vicenda. Il professore parte da presuntuoso che è sicuro delle sue convinzioni, ma finisce per ricredersi dopo aver parlato con l'onesto bidello e quando legge il tema dei ragazzi che gli rinfacciano il suo atteggiamento saccente. Non possiamo accusare la famiglia, gli educatori, i politici, i santi, pure Dio per quello che ci accade: è una perdita di tempo additare, bisogna invece prenderne atto ed agire per uscirne al meglio. Lo capiscono anche i ragazzi, quando si chiedono se finiranno per essere come i loro genitori. Incolparli e sperare di sfogarsi nella rabbia verso di loro non porta a nulla, si rischia solo di ripetere gli stessi errori.
Guardarsi dentro è ciò che spezza la catena e porta a nuovi atteggiamenti, porta ad esplorare nuovi campi a noi sconosciuti, porta alla vera crescita.

"The Breakfast Club" è un cult da recuperare. Non lo dico solo perché mi è piaciuto moltissimo, ma perché l'ho trovato davvero utile. Chiunque può immergersi nel realismo di questo film e sentirsi come a casa, rivivendo situazioni così vicine a quelle che almeno una volta abbiamo sperimentato.
Un film che fa crescere e che intrattiene, il tutto in solo un'ora e mezza.


Voto:
8/10


di Andrea Brevi